Piranesi – Susanna Clarke

Piranesi non ha memoria della sua infanzia, o del perché si trova nella Casa, ma tanto gli basta. Vive le sue giornate esplorando gli innumerevoli Saloni e Vestiboli pieni di Meravigliose Statue. Si ciba di alghe, molluschi e pesci portati dalle maree che premono contro i confini di questo immenso labirinto. Non conosce altre persone al di fuori dei Tredici Morti, le cui ossa custodisce, e dell’Altro.

Devo essere sincero. Prima di portare a termine la lettura, ho fatto fatica a completare questo romanzo ed ero perplesso dai giudizi positivi di altri lettori. Credo abbia a che fare con il ritmo: per me che riuscivo a malapena a progredire con una o due pagine prima di crollare per la stanchezza, la prima metà è sembrata lentissima. Eppure sono convinto che affrontandolo a mente fresca, in una o due sessioni di lettura (il numero di pagine è molto ridotto), non ci sia nessun problema nel completarlo gustandolo al meglio.

Ma quindi com’è? Piranesi è un bel fantasy, scritto con gusto e stile. Si tratta di una sorta di puzzle in cui i pezzi devono incastrarsi un po’ per volta, una di quelle storie in cui basta un paragrafo sbagliato per spezzare tutto il meccanismo. Ma il paragrafo sbagliato non c’è, per fortuna, e fila tutto perfettamente fino all’emozionante finale.

Una cosa che normalmente mi tiene lontano dal fantasy non è la scarsa qualità degli scrittori. Ce ne sono, anzi, di bravi. Quello che però mi tiene lontano è una certa tendenza a mantenersi sulla scia delle opere di una manciata di autori: terre medievali abitate da elfi e nani, oppure adolescenti magici e Prescelti, o anche…

No, niente. Elfi, draghi, Prescelti e adolescenti magici.

Ma siccome questi soggetti attirano comunque tantissimi lettori, chiariamo che è semplicemente una questione di gusti personali. Una volta, per dire, ho abbandonato un romanzo alla seconda pagina quando è partito con la pappardella delle quattro gemme magiche divise tra i quattro regni del di-quà, di-là, di-su e di-giù. Altri lettori sarebbero andati avanti godendosi la storia, ma io non ce l’ho fatta.

Beh. Susanna Clarke sa fare quello che gli autori fantasy, oltre a scrivere bene, potrebbero fare: sfruttare la fantasia al meglio delle sue possibilità. Inventare. Creare mondi e generi. Portarti in posti completamente diversi. Giocare anche con la struttura narrativa, se necessario. E raccontarti storie che ti meravigliano, ti fanno sognare e anche un po’ emozionare.

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