Reminiscence – frammenti dal passato

Il riscaldamento globale ha reso il giorno invivibile e le coste sommerse. La gente tira avanti guardando più al passato che al futuro, e Nicolas utilizza una potente tecnologia per il recupero dei ricordi non solo per investigare su eventi passati, ma anche per mostrare a persone disperate i loro momenti più belli. Fino al momento in cui Mae entra nel suo studio, e cambia tutto. Perché è amore a prima vista. L’inizio di una storia indimenticabile oppure… forse… una elaborata messinscena per ottenere qualcosa da Nicolas?

Ammetto che una delle motivazioni principali per vedere questo film sia stata rivedere l’accoppiata Rebecca Ferguson + Hugh Jackman dopo la prova di The Greatest Showman. L’intensità e la (recitata) chimica tra questi due figaccioni è davvero travolgente e, almeno su schermo, la trovo una coppia bellissima.

E il film? L’esordio cinematografico di Lisa Joy (Westworld, Pushing Daisies) non propone una storia incredibilmente originale (e, lo ripeto sempre, non l’ho mai trovato un grosso difetto a meno che non sia troppo evidente). La trama procede senza particolari colpi di scena: seguo Nicolas nelle sue indagini per scoprire la storia di Mae, scopro le malefatte dei super-ricchi (di questo argomento parleremo più avanti), assisto a qualche sparatoria e scazzottata come nei più classici noir fino al malinconico finale. Seguo, sì, ma senza qualcosa che davvero mi tenga incollato allo schermo.

Però non è robetta. In particolare mi ha affascinato tantissimo l’ambientazione, questo global warming in atto che ha innalzato il livello dell’acqua, che ha reso inabitabili grandi porzioni di territorio cittadino, con la gente che continua disperatamente ad occupare tutto il resto. Il calore che rende impossibile uscire di giorno, e infatti le attività umane avvengono di notte. Tutto molto plausibile e sentito. Umidità e calore. Un richiamo forte al Mondo Sommerso di Ballard.

Poi, la storia d’amore. Si tratta di una storia romantica e maledetta, di quelle che non possono finire bene. Lui ama lei, lei ama lui, forse lui ama lei perché lei ha fatto in modo che lui amasse lei. Forse lei non è chi lui pensa che lei sia. Però lui continua ad amare lei. Ma, aspetta, forse anche lei ama lui. Struggevolezza scorre a fiumi, e la malinconia ti acchiappa come è giusto che sia.

Infine, la tecnologia. La storia si basa su un sistema che permette di ‘rivedere’ i ricordi delle persone, e che è diventato estremamente popolare in un mondo che non sembra avere più un futuro. È qualcosa di già visto sia nel fantasy (Harry Potter) che nella fantascienza (The Final Cut, Paycheck, Eternal sunshine of the spotless mind) e che si presta a una bella quantità di storie. In questo film a parte un paio di stranezze (il fatto che nei ricordi compaiano elementi non visti dal soggetto, ehm) che hanno fatto storcere il naso al ‘nerd ragioniere’ che ogni tanto si impossessa di me (e che è una bruttissima persona), questa tecnologia funge da elemento centrale su cui si basano gran parte delle azioni dei protagonisti. Tecnicismi a parte, è la teatralità del risultato che è affascinante e che si integra molto bene nel film: i ricordi appaiono in una sorta di palcoscenico tridimensionale in cui i soggetti sembrano recitare una scena più che ripercorrere un passato ripescato da qualche neurone. Bel modo di vedere la cosa, che si presta naturalmente al romanticismo di cui sopra.

E quindi? A me è piaciuto. Un noir romantico con elementi fantascientifici e due attori protagonisti a cui sono particolarmente affezionato. Forse non un capolavoro, ma una storia che mi ha fatto passare due ore piacevoli.

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