La prima di Star Wars Visions

Che belle che sono le serie antologiche, vero? Da un tema di partenza comune possono emergere idee e visioni completamente differenti, perfette per ampliare un panorama oppure sperimentare sfruttando la maggior libertà offerta dal cortometraggio.

Prendiamo Love + Death & Robots? Ecco. Disney+ cerca un approccio simile, sfruttando l’ambientazione di Star Wars e dandolo in ‘gestione’ ad alcuni famosi studi di animazione giapponesi. Ecco quindi che, oltre al ben noto stile grafico degli anime, vediamo una interpretazione della galassia lontana lontana che va a evidenziare (se mai ci fosse venuto il dubbio) quanto sia stata forte l’ispirazione dei film di samurai, in particolare quelli di Akira Kurosawa, su George Lucas.

Esempio lampante il primo cortometraggio, Il Duello, che aggiunge anche l’uso del bianco e nero e della pellicola invecchiata per accrescere la somiglianza con film come La fortezza nascosta, Rashomon o I Sette Samurai.

Kurosawa…

Proprio per la scelta di evidenziare il lato ‘samurai’ di Star Wars, quasi tutti i corti finiscono per proporre combattimenti tra Jedi e Sith in cui le spade laser diventano incredibilmente somiglianti a delle katana e in cui la contrapposizione drammatica tra bene e male la fa da padrone (variazione un po’ singolare: la spada prende il colore dall’allineamento morale di chi la impugna).

Proprio questo aspetto finisce, purtroppo, per rendere la serie leggermente ripetitiva: se non sei un super fan, al quarto duello comincerai forse a romperti un po’ le scatole. È per questo che ho finito per apprezzare maggiormente proprio gli episodi che suggerivano qualcosa di diverso, come Rapsodia su Tatooine dove una band di giovani rocker deve salvare un amico dalle grinfie di Jabba the Hutt, oppure T0-B1 in cui un piccolo adorabile droide impara le vie della forza.

Comunque in generale gli episodi sono di ottima fattura, divertenti, e danno un tocco di oriente che calza perfettamente.

3 risposte a "La prima di Star Wars Visions"

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