Creatività… in crisi

Qui parliamo tanto di scrittura, ma non mi sono mai definito né scrittore né autore. Racconti, post, disegni, animazioni, software, elettronica, sculture, giocattoli e aggeggi non meglio definibili: mi piace costruire le cose che prima non c’erano. Mi piace quando qualcosa di nuovo, fatto da me, vede la luce.

Bello, eh, ma non è che sia tutto rose fiori e arcobaleni.

Nelle ultime settimane, per dirla tutta, sto snobbando ogni attività creativa, ogni progetto semplice o complesso. Mi avvicino, apro i file, sfoglio i fogli, spulcio le pulci e, disgustato, chiudo tutto. A volte mi disgusto anche prima di andare a vedere dove ero rimasto.

Non si tratta, credo, di un blocco creativo. Il blocco creativo lo interpreto come l’interruzione causata da una difficoltà tecnica o immaginativa, il timore del foglio bianco, un inghippo nella trama o l’attesa di una buona idea che non arriva. Questo di solito non mi succede. Ho i miei trucchetti per portare avanti le trame, e le idee non mi mancano (dovresti contemplare la vastità smisurata delle mie raccolte di appunti).

Forse è perché sono senza laptop, e non mi va di fare le cose con telefono o tablet.

Forse è questione di stanchezza, del fatto di arrivare alla fine della giornata sfiancato dagli impegni, senza stimoli per impegnarmi in altro. Eppure le altre cose, quelle che vanno fatte, le faccio. I ritocchi in casa, l’automobile, le zanzariere.

Forse, allora, dipende dal tempo a disposizione. È poco ed è frammentato, e quando trovo quella mezz’ora (o quei dieci minuti) sono già demotivato dal fatto di avere solo mezz’ora (o dieci minuti) e smetto ancora prima di iniziare.

O forse dipende da questi momenti di sconforto, di inutilità, da questa sensazione di ma-cosa-mi-cambia-ma-chi-me-lo-fa-fare che asfalterebbe il più gioioso degli entusiasmi.

Comunque mi sembra che si sia capito: per un po’ niente blog, niente newsletter, niente racconti. E pure niente di quell’altra cosa lì.

Magari mi ripiglio.

22 risposte a "Creatività… in crisi"

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  1. Per quanto mi riguarda, le parole d’ordine sono silenzio e solitudine. Basta un’ora senza colleghi, rumori molesti o bambini intorno che sento rinascere la voglia di fare cose belle. Le ore di sonno non contano.
    Se proprio vogliamo aggiungere una parola, mettiamoci noia. Un po’ di sana noia fa nascere idee. Se sei oberato di lavoro, incombenze casalinghe, microimpegni che ti riempiono la giornata, non hai tempo di annoiarti, il cervello va in risparmio energetico e ti senti drenato al solo pensiero di aggiungere l’ennesima attività alla lista. Dovremmo annoiarci tutti un po’ di più.

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