La seconda di Love Death + Robots

(questo post è dedicato a chi è finito sul blog digitando “amore morte e robot”)

Mannaggia, come faccio a parlare delle serie antologiche e delle raccolte di racconti? E se me ne piacciono cinque, oppure otto, la serie mi è piaciuta oppure no? Oppure devo parlare del tono generale, della sensazione che ho avuto quando ho completato la visione?

Perché in questo caso la seconda stagione di Love Death & Robots è un “Beh, sì.”.

Ecco l’atteso secondo capitolo che purtroppo, per necessità di produzione, ha un numero di episodi ridotto a solamente otto cortometraggi. Per fortuna tutti di eccellente qualità. Le storie sono quelle a cui ci siamo ormai abituati (amore, morte e robot, appunto), quello che si nota è che si è perso il fattore WOW che mi aveva fatto amare tanto la prima stagione. Il motivo, attenzione, non è dovuto al fatto che sia mancato qualcosa. Piuttosto, sapevo già cosa aspettarmi.

C’è qualcosa che accomuna gli episodi di LD&R? Beh, devono essere corti, spesso con un tono forte, non per ragazzini. E graficamente sono tutti curatissimi. Ci possono essere finali a sorpresa, oppure no. E almeno uno dei soggetti del titolo della serie.

Dai, ci guardiamo gli episodi uno per uno?

Servizio Clienti Automatico – l’episodio umoristico, simile a quanto avevamo nella prima stagione con Tre Robot, Il dominio dello Yogurt, Alternative storiche. Come per i tre episodi della stagione precedente è tratto da un racconto di John Scalzi. Trama divertente, sarcastico, non mi è piaciuto troppo come grafica e realizzazione dei personaggi. Ma sono gusti.

Ghiaccio – Una breve avventura tra giovani su un pianeta ghiacciato, una goliardata che rischia di diventare molto pericolosa. Due fratelli, di cui uno ‘modificato’ e uno ‘originale’. Grafica scarna, quasi stilizzata, con uno stile che a me ricorda sempre Tartakovsky (perché sono fissato) ma ad altri più esperti può accendere altri interruttori. Mi è piaciuto.

Pop Squad – Un futuro distopico visivamente alla Blade Runner (automobile volante della polizia che atterra in città sotto la pioggia) ma in realtà assomiglia quasi ad Altered Carbon. Una società dove per arrivare all’immortalità o giù di lì (qualcuno ha detto Mat?) è necessario rinunciare ai bambini. Il protagonista è un poliziotto che arresta i trasgressori e ‘termina’ i ‘corpi del reato’. La sua coscienza richiederà un tributo. Storia forse non originalissima ma non per questo meno bella. Ottimo episodio che sintetizza in pochi minuti una trama abbastanza elaborata e diverse location.

Snow nel deserto – Snow è un uomo che ha una caratteristica fisica preziosissima: può rigenerarsi. Questa sorta di Wolverine/Deadpool deve però nascondersi in un pianeta desertico. Il suo patrimonio genetico è troppo prezioso e fa gola a soggetti non ben intenzionati. Una ragazza si offrirà di accompagnare Snow, e anche lei avrà una sorpresa.

L’erba alta – Episodio puramente horror con un approccio grafico molto bello in cui le immagini ricordano le pennellate di un dipinto. Il passeggero di un treno che si ferma in mezzo a un prato misterioso ha la malaugurata idea di avventurarsi nell’erba alta. Tratto dal racconto di Joe Lansdale, che insieme a Scalzi risulta quindi l’autore più sfruttato dalla serie.

Era la notte prima di Natale – Altro horror velocissimo e con un plot twist a mio parere strepitoso che farò fatica a dimenticare. Uno dei miei due episodi preferiti. Animazione in stop motion molto bella, se ti piace il genere (a me piace).

Cabina di sopravvivenza – Episodio graficamente spettacolare che può anche pregiarsi di avere Michael B Jordan come protagonista. È purtroppo uno dei meno riusciti, assomiglia a un mix tra Hardware e Lost in Space, e guadagna punti più sulla battuta finale che su tutto il resto dell’episodio. Racconto di Harlan Ellison.

Il gigante annegato – Forse il migliore degli episodi, sia graficamente che come trama. Tratto dall’omonimo racconto di J.G. Ballard, racconta del ritrovamento e della successiva decomposizione del cadavere di un gigante. Profondo, triste, una macabra forma di poesia.

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