Brazil

Nell’ufficio di Sam Lowry, impiegato del Ministero dell’Informazione, capita una seccatura burocratica da risolvere. Per un errore di stampa Archibald Buttle è stato arrestato, processato e ucciso al posto di Archibald Tuttle, noto terrorista e caldaista. Nel risolvere l’inghippo e risarcire (in parte) la famiglia di Buttle, Sam incapperà in Jill, la vicina di casa di Buttle in cui Sam riconosce la ragazza che frequenta i sogni fantastici dell’impiegato.

Era da tempo che volevo rivedere Brazil, e Prime Video mi ha ascoltato piazzandolo nel posto giusto al momento giusto. Grazie, Prime.

Se ti ricordi, Brazil era l’idea di Terry Gilliam per la neonata Handmade Films, poi rimandato a favore del più spensierato e ‘sicuro’ Time Bandits, con il quale insieme al Barone di Munchausen va a formare la cosiddetta trilogia dell’immaginazione. In effetti il fantasy con i viaggi nel tempo propone già alcune suggestioni visive che ritroviamo anche in Brazil, magari nelle sequenze oniriche di Sam che richiamano fortemente le scene ambientate nella fortezza delle tenebre. Tutto girato con grande amore per le inquadrature coraggiose, per le illusioni e i giochi visivi. Con effetti speciali che per l’epoca (1985, a proposito: che anno!) erano spettacolari e che ancora oggi secondo me non sfigurano per niente.

Così come non sfigura il cast, dal già bravo Jonathan Pryce, Michael Palin, Robert de Niro (non me lo ricordavo!), Bob Hoskins (non me lo ricordavo!), Ian Holm, Peter Vaughan e Jim Broadbent.

Ma torniamo a questa storia distopica. Fortemente ispirato a 1984 (una delle prime idee di titolo era proprio ‘1984 e 1/2’), Brazil ci mostra una società autoritaria in cui il controllo è esercitato su più fronti.

Abbiamo un consumismo sfrenato ed edonista per le classi più ricche.

Abbiamo il nemico invisibile del terrorismo, che giustifica gli arresti e le azioni di polizia sui poveri cristi.

Abbiamo infine una opprimente, convoluta e caricaturale organizzazione burocratica.

Qui Gilliam mette in atto tutto il cinismo di cui è capace, tra dipartimenti incomprensibili, uffici alienanti, moduli inutili da firmare ed errori burocratici che pur impattando in modo drammatico sulla vita delle persone vengono gestiti con la superficialità statalista di chi deve semplicemente far tornare un conto. Segno di quanto sia azzeccata l’ambientazione il fatto che in molte scene non si sappia di preciso se ridere o piangere: tante follie sembrano ancora oggi incredibilmente attuali.

Sam, il protagonista, è un impiegato che pur essendo piuttosto bravo (la sua capacità non a caso è quella di riuscire a muoversi oltre le procedure e le pratiche abituali), rifiuta da tempo la carriera facile che gli viene offerta dalle conoscenze altolocate della madre. Sam non fugge solo dalla carriera, ma anche dalla realtà. Trova conforto nell’immaginazione e nei sogni, nei quali si reinventa come un guerriero alato armato di spada e armatura pronto a salvare la bella di turno. Proprio i sogni condurranno Sam, quando riconoscerà in Jill la sua ‘bella’, verso una spirale distruttiva, un delirio che diventa sempre più palese ma del quale farai fatica a trovare l’inizio.

Tanta roba, quindi.

Un film lungo, spettacolare, ancora attuale. Il primo film che mostra cosa davvero Terry Gilliam sarebbe riuscito a fare negli anni successivi con una macchina da presa e tanta rude e delirante fantasia.

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