Estraneo a bordo (Stowaway)

La missione MTS di Hyperion, sotto la guida del comandante Marina Bennet, sta per iniziare un lungo viaggio per portare i ricercatori David Kim e Zoe Levenson sulla colonia marziana. Dopo poche ore, l’astronauta incappa in Michael, un ingegnere rimasto bloccato dietro un pannello della nave. Il ritrovamento non sarà senza conseguenze: senza il supporto per lo smaltimento dell’anidride carbonica e con una riserva di ossigeno insufficiente per tutti, l’equipaggio si trova in serio pericolo di vita.

In mezzo a tante serie e film focalizzate sul trittico Sangue + Mostro + Ammazzamenti, al quale sento di dover sfuggire di tanto in tanto, Netflix finalmente ha iniziato a proporre qualcosa di diverso. Prima l’apocalisse con le brave persone, e ora una storia di fantascienza senza cattivi.

Estraneo a bordo (in originale Stowaway) è un buon film di hard science fiction che non ha bisogno di complotti, cattivi e distopie ma sviluppa la sua storia sul fattore sfiga.

Non che questo fattore sia minimo, eh. Per godere della trama bisogna sospendere appena un pelo l’incredulità e accettare il fatto che un tecnico rimanga intrappolato su una nave spaziale, che non ci siano ricambi a bordo per un supporto vitale, e che arrivino una serie di altri inconvenienti al momento giusto. Certo, se di solito siamo permissivi con le navi spaziali che fanno pew pew, è vero che quando il gioco si fa duro tendiamo ad essere più esigenti e scatta il criticone nerd che è in noi. Vittime predestinate, appunto, i vari Stowaway, Gravity o The Martian che ci fanno gridare allo scandalo non appena, per esigenze narrative, il realismo va piegato per far procedere la storia e un bullone non gira nel verso giusto.

Eppure, per Stowaway, il dettaglio tecnico mi è sembrato marginale rispetto all’aspetto più eclatante e riuscito del film: il conflitto tra empatia verso il prossimo e scelte guidate dalla razionalità. Come bisogna comportarsi nel momento in cui le cose si mettono davvero male e devi cominciare a considerare la possibilità concreta che non tutti sopravvivano? Quali scelte sarai in grado di fare? Sacrificare una persona per garantire la sicurezza degli altri oppure tentare il tutto per tutto mettendo in rischio l’intera missione? Non è così semplice, e giuro che ne sono uscito veramente demolito.

Quindi vince l’emozione sul bullone e sulla gravità. Anche per la bella interpretazione dei quattro attori che sono al centro di ogni scena: persino le comunicazioni con il controllo missione sono lasciate a un asettico silenzio e sentiamo parlare solo i protagonisti. In tutta sincerità avrei voluto vedere di più Toni Collette, ma il suo personaggio era troppo competente per poter stare al centro dell’azione. Ci pensa invece Anna Kendrik a portare avanti con bravura una Zoe altruista e coraggiosa.

Un cenno speciale in chiusura per l’eclettico Joe Penna, regista brasiliano nato come YouTuber, video maker e musicista. Potrei dire che è venuto quasi dal nulla, ma il suo canale è attivo da un po’ e se hai tempo ti consiglio di dargli un’occhiata: ci sono dei corti interessanti.

E quindi? È da tempo che non taggavo un film come tempo speso bene. Stavolta ci siamo, senza dubbi.

Aggiornamento

Vedere i film in piena notte può offuscare i sensi, a dir poco. Mi è stato fatto giustamente notare come in realtà i cattivi ci siano, e si tratta proprio della società Hyperion. Gli elementi ci sono tutti: la missione viene adattata per far salire un ricercatore in aggiunta all’equipaggio originale. Parte dell’equipaggiamento e delle protezioni della nave vengono rimossi. La stessa presenza di Michael fa pensare ad evidenti carenze nei controlli e nelle procedure, e la pressione da parte del controllo missione mira senza dubbio a far eliminare la persona in più. Tra l’altro, come dicevo sopra, la voce di Hyperion è sempre lasciata a uno sconcertante silenzio, disumanizzata e resa terribilmente asettica. Tutto ciò porta a vedere nel film una critica nei confronti della privatizzazione dello spazio, che in nome del business rischia di mettere in secondo piano il valore delle vite umane.

4 risposte a "Estraneo a bordo (Stowaway)"

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  1. Attenzione spoiler.
    La mia prima reazione dopo l’ultima scena è stata di incredulità. Non sono propriamente un nerd ma quel “bullone fuori posto” proprio non mi è andato giù. Tralasciando il fatto che anche tu hai fatto notare, in una missione per Marte non hanno un pezzo di ricambio per un supporto vitale, mi spieghi come mai il tecnico viene trovato all’interno della nave già in orbita chiuso in un pannello avvitato dall’esterno e ferito gravemente? Mi aspettavo un colpo di scena che portasse a qualche spiegazione. Poi dai dialoghi si deduce che in realtà sia decollato con il razzo dalla terra… Ma sono abbastanza sicuro che lo abbiano trovato in uno dei moduli già in orbita.
    O non ho capito qualcosa io o c’è un basilare errore di scrittura.
    Sul resto sono d’accordo, un buon film, anche se credo che nella realtà avrebbero anestetizzato ed eliminato l’uomo in più senza pensarci troppo…

    Piace a 1 persona

    1. è la ‘cosa grossa’ che devi digerire subito prima di tutte le altre, ma è anche quella che porta a tutto il resto della storia. Un po’ come in The Martian, dove una tempesta costringe alla fuga gli astronauti quando in realtà l’aria rarefatta del pianeta difficilmente avrebbe causato danni alla missione. Comunque di là mi hanno fatto notare un paio di cose che non avevo colto bene (vedere i film a notte fonda può influire?) e che dovrei segnare per dovere di cronaca…

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