Self/Less

Damian è ricco, ricchissimo. E, come molti ricchissimi, un po’ stronzo. Damian sta morendo, ha un cancro terminale, l’unica persona cara che ha è la figlia con la quale non riesce ad avere un dialogo. Damian sente parlare dello ‘shedding’, una pratica sperimentale costosissima per trasferire la propria coscienza in un corpo più giovane, costruito per ospitare il paziente per molti anni. Damian accetta. Cosa mai potrà andare storto?

Visto senza pretese, trovato per caso, alla fine Self/Less mi ha preso abbastanza. Ho scoperto solo nei titoli di coda che il film è di Tarsem Singh, un regista che apprezzo molto a parte qualche perdonabile scivolone. In Self/Less Singh si fa vedere poco, in realtà. La sua estetica opulenta e colorata si intravede solo negli alloggi di Damian e poi purtroppo scompare.

Il resto del film, con la bella ambientazione di New York e della Louisiana, inizia quasi come dramma filosofico finché abbiamo Ben Kingsley al comando. Dal momento in cui viene compiuto il trasferimento di coscienza e la palla passa a Ryan Reynolds, il corpo giovane e prestante, passiamo da un momento di bella vita piuttosto euforico ma vuoto, seguito da inquietanti visioni e strani indizi. A questo punto il film si trasforma molto in fretta in un thriller di azione.

Occhio, adesso si spoilera.

Il corpo nel quale Damian è stato innestato, infatti, non è costruito da zero. Appartiene a Mark, un donatore in vita, la cui coscienza è in qualche molto ‘resettata’ dai farmaci che Damian deve costantemente assumere per rimanere nel corpo. Una sorta di enorme truffa, quindi, un segreto che deve rimanere tale e che può costare la morte a chi lo smaschera.

Fine dello spoiler.

Abbiamo, quindi, un vago richiamo a Non temerò alcun male di Heinlein, rimaneggiato in modo da farlo diventare qualcosa di differente. Non abbiamo, come nel romanzo, il dialogo diretto tra Johann ed Eunice. Il dialogo c’è solo in parte, e proprio su questo aspetto si sarebbe potuto spingere di più.

Quindi la storia funziona sì e no. Se si parteggia facilmente per Damian e per la famiglia di Mark, e le scene di azione sono coinvolgenti, ci si rende anche conto che qualcosa manca o stona. Il personaggio di Damian passa molto, troppo in fretta da ricco egoista a paladino della giustizia. Una fase intermedia, un conflitto personale non avrebbe stonato. E proprio un dialogo, per quanto indiretto, tra Damian e Mark avrebbe offerto quel qualcosa in più che avrebbe fatto diventare Self/Less un quasi filmone.

Rimane però una storia che mi è piaciuta, che ho seguito con interesse. Anche un bel finale, quasi inaspettato.

Se ti capita, guardalo senza tante pretese.

Esprimiti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: