… and back home

Ti avevo detto che sarei partito. Alla fine sono anche tornato.

Bene, dai. Come anticipato si sono evitate le quarantene usando le scappatoie per evitare le quarantene. Si è evitato anche l’aereo visto il numero di scali improponibili che avrebbe richiesto. Non evitabili i tre tamponi in quattro giorni che, oh, andavano fatti.

In questo momento la Germania, e il distretto in cui mi trovavo, è in una situazione di limitazioni più strette rispetto a noi. Scuole ancora completamente chiuse. Coprifuoco alle 22. Locali e negozi chiusi con apertura solo per asporto. Aperti alimentari, profumerie, barbieri (!) e centri estetici (!!). Mascherine obbligatorie all’aperto (ma senza drammi se qualcuno la toglieva mantenendo le distanze).

Alla fine è toccato di mangiare kebab, pizza e vietnamita, le uniche opzioni fattibili visto che nemmeno l’albergo poteva preparare la cena. Non a caso la cosa migliore l’ho trovata alla mensa del cliente: salsiccia del posto (rigorosamente accompagnata con crauti e pane), veramente buona.

Quando il cibo migliore lo trovi alla mensa aziendale

Il cliente? Ti dirò, a me fa sempre piacere lavorare con i tedeschi. Non so cosa ti hanno raccontato in proposito, ma in generale per la mia esperienza hanno buonsenso, educazione e voglia di fare le cose fatte bene. In questo periodo purtroppo c’è molta preoccupazione per una crisi internazionale dei chip che da noi in Italia sta passando quasi inosservata perché, in fondo, abbiamo il campionato di calcio per le discussioni davanti alla macchina del caffè. Ops. Non si può più sostare davanti alla macchina del caffè.

Una cosa che mi fa invidiare i tedeschi: in questo momento di crisi il partito che sta incrementando i consensi è quello (dei razzisti? no) (degli stronzi? no) dei verdi. Già. Che in caso di elezioni avrebbe buone possibilità di andare al governo. Opzione che porterebbe a sviluppi interessanti. Anche per il resto dell’Europa.

Buongiorno dalla Germania

Una cosa che sembra funzionare è il flexible work. Quello che da noi è paragonabile allo smart working, modalità osteggiata da molte aziende italiane perché, insomma, se non vedi il dipendente alla scrivania allora vuol dire che non sta lavorando. I colleghi tedeschi con cui ho lavorato erano presenti in azienda perché eravamo presenti noi, altrimenti avrebbero lavorato da casa. Il principio sarebbe praticamente questo: se non hai un motivo valido per essere presente in sede, allora è tuo dovere lavorare da casa.

Interessante.

Norimberga vista dal castello

Poi, beh. Complice il bel tempo e le temperature estive mentre in Italia pioveva (tiè!) ho fatto un po’ di esplorazione di Norimberga, visto che tanto dovrò tornarci.

Paesone medievale, carino da vedere, ma con una medievalità molto disneyana. Molte mura, castelli e torri sono state ricostruite sul progetto iniziale, ma si vede che non sono antiche e quindi il tutto sembra un’attrazione di un parco divertimenti. In più, oltre alla tristezza di vedere le birrerie sul fiume chiuse, sono rimasto perplesso dal trovare una sola libreria (naturalmente chiusa) in tutto il centro, e una quantità impressionante di barber shop e nails shop. Con la gioventù divisa in ragazzotti che sgommavano a bordo di auto costose e tamarre e ragazzette tamarre scosciate a passeggio con le ciglia finte. Non so, era tutto così tamarro che mi è sembrato un episodio di Jersey Shore ambientato in Europa. Diciamo che per ora mi piace di più Stoccarda.

Lo strano, conflittuale rapporto tra Germania ed estetica

Insomma, anche questa è andata senza drammi e difficoltà insormontabili. Si può ancora viaggiare all’estero, sempre informati e con tutta una serie di cautele e regole da seguire per il rispetto di tutti. Difficile ma fattibile, sperando che il futuro (2022? 2023?) sia più aperto e meno complicato.

L’amico tampone ti saluta

12 risposte a "… and back home"

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  1. Bentornato!
    Temo che in Italia si siano accorte della crisi dei chip solo quelle persone che ancora non hanno ricevuto l’auto nuova…🤷🏻‍♀️
    Il lavoro da casa richiede proprio un cambio di mentalità: la pandemia è stata uno shock che l’ha reso il “meglio di niente”. Ci vorrà del tempo (mooooolto tempo, probabilmente) per normalizzarlo.

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    1. Beh, per fortuna in molti erano attrezzati per connettersi e lavorare da casa, è stato un successo poterlo fare così in tanti al momento giusto. Purtroppo la piccola e media impresa italiana è fatta di dirigenti e imprenditori che hanno ancora la cultura del dipendente in ufficio, dell’illusione di averne il controllo perché sta timbrando un cartellino. È un cambio di mentalità che ancora non si riesce a fare.

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      1. Il fatto che la pandemia è successa proprio mentre avevamo a disposizione la tecnologia per potersi connettere e lavorare (se possibile) da casa ci ha salvato dal totale isolamento.
        Eh infatti, anche per questo il passaggio allo smart working è stato sentito più come un trauma che come una possibilità da valutare e di cui rallegrarsi: non so se questo evento faciliterà il cambio di mentalità, visto il desiderio di tornare alla normalità di prima.

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        1. Chissà. La pandemia è stata anche un’opportunità, viste le tecnologie a disposizione, per provare a pensare a una nuova forma di lavoro più innovativa e, perché no, anche più sostenibile.
          Vedo, anche se non sono certo che sia così ovunque, un certo irrigidimento da parte di molte aziende che non vedono di buon occhio ciò che è ‘nuovo’. Certo c’è ancora molto da fare, da progettare, da immaginare.

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        2. Speriamo di riuscire a cogliere l’opportunità. Sarebbe bello se passato il pericolo immediato del virus, si iniziasse a ripensare il lavoro per renderlo più sostenibile sia per l’ambiente sia per le persone.

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  2. Bentornato.
    Beh, uno spaccato di estero.
    Il lavoro da casa solo noi non lo concepiamo… la scuola la farei sempre in presenza, ovvio, ma il lavoro sì, da casa se si può.
    Hanno misure più stringenti? Solo qui ci lamentiamo?

    Moz-

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    1. La scuola assolutamente in presenza… nei limiti del possibile (noi il contagio ce lo siamo portato in casa tramite la scuola).

      Sì, in Germania per ora hanno misure più stringenti delle nostre, ma anche molto simili. Quelli con cui ho parlato sono abbastanza provati dal non vedere ancora la fine, ma si rendono anche conto della necessità delle misure. Poi, immagino ci sia anche chi si lamenta, chi protesta, chi non ne può più.

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