Tempo di loop temporale

Non c’è niente di meglio, per distrarci dalle giornate sempre uguali in cui siamo intrappolati senza apparente via di uscita, che metterci a seguire le vicende di personaggi intrappolati in giornate sempre uguali, senza apparente via di uscita.

O no? In effetti il loop temporale offre un meccanismo narrativo che risulta particolarmente familiare in questi tempi bui. E di recente va molto di moda.

La metafora del time loop è ovvia ma funziona: il ciclo che si ripete come rappresentazione della monotonia quotidiana, una ‘prigione’ di giorni sempre identici che lo rimarranno solo finché non decidiamo di cambiare qualcosa. Alzando il tiro possiamo pensare al buddismo, che vede il fine ultimo nel raggiungimento del Nirvana, la liberazione da un ciclo infinito di morti e rinascite. La differenza è, forse, solo prospettica.

La storia narrata insieme al loop temporale vede sempre un percorso di crescita del protagonista: ripetere le stesse azioni non può che portare ad ottenerne, prima o poi, un insegnamento. Proprio per questo motivo, spesso il time loop assume le caratteristiche del livello di un videogioco: quando il protagonista affronta gli ostacoli fino alla morte, lo fa acquisendo sempre più esperienza. Questa permette di proseguire più a lungo nel loop fino al raggiungimento dell’obiettivo e, si spera, della liberazione.

Il sotto-genere si mescola, confonde e sfuma con il viaggio temporale: nel caso in cui la storia preveda un viaggio all’indietro nel tempo, il protagonista può ritrovarsi a rivivere una sequenza di eventi, e magari a creare proprio le condizioni che lo porteranno a tornare indietro e creare quindi un paradosso. Possiamo vedere questo approccio in film che ripercorrono più volte lo stesso segmento di linea temporale come Looper, Predestination, oppure 12 Monkeys, See you yesterday o Back to the future? È davvero un loop temporale? A mio parere no: si suppone infatti che il ciclo non sia un viaggio all’indietro ma una vera e propria trappola, un errore, un glitch del flusso temporale dal quale non si riesce ad uscire nemmeno morendo.

Comunque.

Ricomincio da capo (1993)

All’inizio era quasi solo Ricomincio da capo, titolo italiano per Groundhog day (il giorno della marmotta). Il grande Bill Murray nella parte di Bill Murray è costretto a rivivere lo stesso giorno ancora e ancora fino a capire come dare un senso alla propria esistenza, uscendo così da un loop del quale non viene data alcuna spiegazione.

Questo film fissa le basi e gli elementi del genere del time loop cinematografico: il protagonista è imprigionato in una sequenza ripetitiva della quale è unico testimone e attraversa una prima fase di scetticismo per poi adattarsi e sfruttare la ripetizione (e quindi il sapere cosa sta per accadere) a proprio vantaggio. Infine, il protagonista deve uscire dal ciclo trovando una soluzione (in questo caso un nuovo approccio alla propria vita).

Proprio per aver fissato lo standard del sotto-genere, non sarà un caso se molti film usciti negli anni successivi saranno presentati al pubblico come ‘Il giorno della marmotta incontra XXXX’.

Dopo Ricomincio da capo abbiamo un blocco, nessun titolo rilevante per quasi tutti gli anni ’90 e il primo decennio post 2000. Tutti storditi da questo capolavoro. Sarà solo a partire da 2010 che incontriamo di nuovo qualche proposta significativa.

(ma perché niente più loop temporali fino al 2010?)

Repeaters (2010)

Ci prova Repeaters con un dramma incentrato su un gruppo di giovani intrappolati in un loop temporale per quello che possiamo considerare ‘il giorno della marmotta incontra il dramma etico-sociale’.

Tre tossicodipendenti in cura presso una struttura di riabilitazione rimangono folgorati durante una tempesta. Questo evento li porterà a ripetere la stessa giornata in continuazione. Per la serie ‘cosa mai potrà andare storto’, i tre approfittano del quotidiano reset per concedersi atti vandalici, furti, rapine e, almeno per uno dei tre, nefandezze e crimini sempre peggiori. Questo perché il loop temporale evidentemente non è sempre un’occasione di crescita.

Source Code (2011)

Source Code del bravo Duncan Jones prova a cambiare un po’ la prospettiva.

In questo caso il capitano Colter Stevens (Jake Gyillenhaal) si trova bloccato a dover rivivere in continuazione gli ultimi minuti che precedono un attacco terroristico. Non lo fa in prima persona, ma sfrutta un meccanismo chiamato Source Code che permette di ripercorrere questa linea temporale nei panni di una delle vittime. Il loop è quindi volontario e serve, ad ogni iterazione, a poter escludere possibili indiziati e scoprire quindi identità del terrorista e posizione della bomba. Non si tratta quindi, se vogliamo fare i puristi, di un vero time loop ma di una simulazione. Però qui nessuno è purista e il film è piuttosto bello. La cosa particolare, poi, è che questa sorta di simulazione / memoria sembra poter effettivamente cambiare gli eventi e mescolarsi con una linea temporale presente in un universo parallelo. Un po’ da mal di testa (quasi un meccanismo alla Nolan) ma molto avvincente e interessante, con un colpo di scena che non vado a rivelare.

Haunter (2013)

Nel 2013 abbiamo Haunter, ovvero ‘il giorno della marmotta incontra l’horror sovrannaturale’. Lisa (Abigail Brieslin) ripete ogni giorno la vigilia del compleanno dei suoi sedici anni. Non credo sia un gran spoiler (si scopre abbastanza in fretta) rivelare che in realtà Lisa è defunta, e il time loop è l’aldilà. Come presenza però, la ragazza potrà scoprire cosa le è successo e impedire che accada di nuovo. Tra tavole Ouija, porte socchiuse, jump scare, fantasmi, scheletri e stanze buie questo film propone tutta una serie di scene abbastanza prevedibili, e le mette assieme in modo un po’ confuso. Non posso dire che mi rimarrà impresso, o che mi rimarrà impressa questa interpretazione del loop temporale.

The Edge of Tomorrow (2014)

Il cinema sembra riscoprire alla grande il time loop con The Edge of Tomorrow, il blockbusterone militaristico tutto azione e Tom Cruise (ma soprattutto Emily Blunt) ispirato alla light novel giapponese All You Need Is Kill. In questo caso ‘il giorno della marmotta incontra le invasioni aliene’, e il loop temporale è il meccanismo (tecnologico o biologico?) che permette agli alieni di vincere la guerra avendo la possibilità di fare esperienza delle tattiche avversarie.

Da diversi punti di vista The Edge of Tomorrow innova il sotto-genere: il time loop è un vantaggio, quasi un super-potere che deve essere conquistato e mantenuto per combattere alla pari con il nemico. Viene inoltre introdotto, dopo un accenno con il Nirvana di Salvatores, il concetto esplicito del time loop abbinato al ciclo di morti e rinascite tipico dei videogiochi.

Film di fantascienza militaresca a mio parere riuscitissimo, che alza in continuazione il tiro mantenendo la tensione sempre molto alta. Peccato solo per un finale un po’ troppo lieto per essere del tutto credibile.

(ma che ci frega di Tom Cruise quando abbiamo questa Emily Blunt?)

ARQ (2016)

ARQ, ovvero ‘il giorno della marmotta incontra il thriller paranoico distopico’. Nel mezzo di una crisi energetica globale che ha creato povertà e fazioni violente in guerra tra loro, Ren (quello simpatico di Upload) costruisce l’ARQ, che oltre ad assomigliare a un tornio, è una sorta di super-generatore di energia auto-rinnovabile tecno-babbolo. L’ARQ, oltre all’energia, genera anche un loop temporale. Come? Perché? Non si sa, viene accennato a un corto circuito. Ma quando Ren e la ex-morosa Hannah (l’amica di Jessica Jones) vengono catturati da un gruppo di scagnozzi, ogni morte (questo è interessante) finirà gradualmente con il fare entrare nuovi personaggi nel loop.

Per il resto niente di nuovo, e questo titolo cade nella trappola più banale delle storie con i loop temporali: diventare ripetitivo e noioso.

Auguri per la tua morte (2017)

Nel 2017 il time loop finisce con l’interessare anche l’horror, con il frizzante Auguri per la tua morte della Blumhouse. In questo ‘il giorno della marmotta incontra lo slasher’ abbiamo una protagonista, Tree (la brava Jessica Rothe), che è una final girl un po’ particolare. Il giorno del suo compleanno, infatti, continua ad essere uccisa da una figura mascherata che ricorda il killer di Scream (non sarà un caso se le maschere dei due assassini sono state create dallo stesso artista).

Unico modo per uscire dal loop è risolvere il proprio omicidio scoprendo l’identità dell’assassino. Non sarà facile, visto che la protagonista è un po’ stronzetta e di nemici pare essersene fatti parecchi.

Il film è simpatico ed è anche un discreto successo che vedrà nel 2019 un sequel: Ancora auguri per la tua morte. Pare ci sia anche la spiegazione del loop ma non l’ho ancora visto, quindi non ti so dire di più.

Prima di domani (2017)

Prima di domani (Before I fall) è ‘il giorno della marmotta incontra il dramma adolescenziale’.

Samantha è carina e fa parte di un gruppo di ragazze popolari ma, come spesso accade, non particolarmente piacevoli. La giornata che fa da sfondo alla storia finisce con una festa in cui il gruppo di ragazze se la prende crudelmente con Juliet. In seguito il gruppo ha un incidente mortale in auto, e la giornata a questo punto ricomincia finché Samantha non decide di cambiare facendo tutte le cose carine che una persona carina dovrebbe fare, come vestirsi in modo stravagante, trattare meglio le persone, i familiari e mollare il ragazzo figo ma falzo per quello meno figo ma autenticoh. Il loop si chiuderà solo quando Samantha riuscirà a salvare la vita di Juliet.

Che dire? Il loop temporale in questo caso risulta solo un pretesto morale per far ‘rinsavire’ la protagonista e farla diventare più buona. Gli argomenti sarebbero importanti, si parla di comportamento di branco e di bullismo, ma il tutto è così didascalico, banale e stucchevole che risulta fastidioso come fastidioso è il gruppetto di ragazze che circonda la protagonista.

Ricomincio da nudo (2017)

Ricomincio da nudo è, vabbè, ‘il giorno della marmotta incontra la commedia scema’. Anche no. Questo proprio non ce l’ho fatta a vederlo.

The Endless (2017)

In The Endless (di e con Justin Benson and Aaron Moorhead, che conosciamo già per Spring) torniamo all’horror, ma stavolta ‘il giorno della marmotta incontra l’orrore indescrivibile’. Beh, di giorno della marmotta qui ne abbiamo poco, perché il film non segue le regole classiche del sotto-genere ma usa il time loop come lo strumento che un’entità sconosciuta usa per tenere in cattività un piccolo gruppo di persone e costringerle a ripetere le stesse azioni in eterno. Se alcuni dei prigionieri cercano disperatamente un modo per fuggire, la setta di Camp Arcadia (che continua a non definirsi setta) preferisce accettare questa situazione piuttosto che vivere una vita ordinaria nel mondo ‘normale’. Il film non da risposte e spiegazioni sui loop temporali (proprio l’inspiegabile è il suo punto di forza) ma tutto ciò che si può capire lo si vede con gli occhi dei protagonisti. Molto particolare, forse non per tutti, ma ben riuscito.

The Fare (2018)

‘Il giorno della marmotta incontra il mistery noir’ con The Fare. Harris, un tassista, accompagna Penny verso la sua destinazione. A metà del viaggio, tuttavia, Penny scompare ed Harris deve riprendere da capo. Film poverissimo, che sembra amatoriale, girato in un paio di location e una manciata di attori. Tuttavia quel poco che ha se lo gioca molto bene e propone dei dialoghi ben scritti e davvero godevoli che contribuiscono a creare simpatia con i protagonisti. L’intera trama è in pratica un indovinello (gli indizi sono presenti fin dalle prime scene) che si svela sul finale triste ma romanticissimo [faccina con occhi a cuore]. Per evitare spoiler in questo caso non ti rivelerò la natura del loop.

Russian Doll (2019)

Anche le serie televisive entrano nel filone con Russian Doll, una miniserie che ‘il giorno della marmotta incontra Netflix’. In questo caso la protagonista Nadia (Natasha Lyonne), nel giorno del suo compleanno (questa l’ho già sentita) si trova prigioniera in un loop nel quale continua inevitabilmente a morire. Morti accidentali, di vario tipo. Tombini, automobili, scale, fughe di gas. Fuck gravity. Il loop stesso non è sempre identico ma si interrompe in momenti diversi, occasioni diverse, senza una apparente ragione. O forse è ‘un campo gravitazionale particolarmente denso che ci sta prendendo per il culo’. E comunque Nadia non è l’unica, a morire in continuazione, perché lo stesso accade ad Alan.

La serie è molto carina. Forse non particolarmente coinvolgente ma si fa guardare volentieri non tanto per la trama quanto per i dialoghi brillanti e la bravura della Lyonne, vera mattatrice. E poi l’uscita dal loop è una delle sequenze più riuscite che troverai in questa raccolta.

Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani (2020)

Ci sarebbe a questo punto Palm Springs, questa proposta piacevole e simpatica per ‘il giorno della marmotta incontra la commedia romantica’ con risate per giovani e qualche momento di riflessione.

Nyles (quello di Brooklyn Nine-Nine) si risveglia ogni mattina nel giorno in cui sarà ospite per il matrimonio di una coppia di amici. Il time loop durerà almeno finché Nyles non si addormenta o muore, ed è stato innescato dall’ingresso in una strana caverna aperta da un terremoto (forse un passaggio temporale) e anche in questo caso la variante è che nel loop possono essere fatte entrare altre persone: è quello che accade a Sarah (quella di How I met you mother) che quindi si trova prigioniera insieme ad Nyles.

Il loro rapporto sarà lungo (viene fatto intendere che anche Nyles è ormai prigioniero da tantissimo tempo, tanto da aver quasi dimenticato la vita precedente), talvolta folle e ovviamente fatto di alti e bassi. Porterà infine i protagonisti a prendere decisioni importanti per quanto riguarda la vita e l’amore.

Boss Level (2020)

Arriviamo al recente Boss Level, che rappresenta un ottimo ‘il giorno della marmotta incontra il film d’azione’. Sparatorie, esplosioni e ammazzamenti continui per un Frank Grillo in formissima che finalmente si prende la libertà di fare le facce buffe e di lasciarsi andare a un po’ di sentimentalismo. Tradotto terribilmente come Quello che non ti uccide, questo film di azione adrenalinica non propone assolutamente nulla di nuovo sull’argomento time loop, ma quel poco che ha in mano se lo gioca davvero benissimo. È infatti divertente, mai noioso e fa incastrare molto bene ogni singolo elemento della pur semplice trama.

Il protagonista Roy è un ex militare dei SEAL che si ritrova suo malgrado all’interno di un meccanismo chiamato Osiris Spindle. Compito di Roy sarà proprio sfruttare lo ‘spindle’ per riuscire a salvare l’ex-moglie Jemma (Naomi Watts) e impedire al colonnello Ventor (Mel Gibson) di sfruttare lo strumento per i propri piani malvagi.

Il titolo del film e molte scene di intermezzo si rifanno ovviamente al ciclo di vita dei personaggi dei videogiochi (soprattutto quelli 8 bit) e alla quantità di vite che vengono consumate per arrivare a superare il famigerato ‘boss di fine livello’.

La mappa delle piccole cose perfette (2021)

Eccolo, di nuovo, ‘il giorno della marmotta incontra la storia d’amore giovanile’. In La mappa delle piccole cose perfette il loop riguarda una giornata ordinaria che si ripete all’infinito terminando sempre alla mezzanotte per due giovani prigionieri, Mark e Margaret, che cercano il modo di scappare o anche solo di dare un senso alla situazione.

L’approccio dei due è di collezionare tutti i ‘momenti perfetti’ della giornata, quelle piccole rare situazioni (un’aquila che cattura un pesce, l’acrobazia di una skater, un inserviente che suona il pianoforte) che potrebbero essere elencate in un libro di Philippe Delerm e che rendono certi momenti degni di essere vissuti. L’approccio funzionerà oppure scopriremo che il loop nasce da una situazione di blocco di uno dei due ragazzi?

Comunque ci sono un mucchio di citazioni temporali, da Ricomincio da capo a Edge of Tomorrow a Doctor Who a Time Bandits, dalle figure quadridimensionali (yeah) a un sacco di scene e frasi ‘awww’. Film carino, romantico, molto giovane, vagamente nerd.

In conclusione (o forse no?)

Vedere e rivedere tanti titoli sui loop temporali in rapida successione è stato straniante e impegnativo, tanto che la scrittura di questo post ha impegnato un bel po’ di tempo non solo per rintracciare i titoli (ho saltato quelli, come Doctor Strange o Final Girls, in cui il time loop non è il meccanismo principale), ma anche per trovare lo stimolo a guardarne il più possibile senza impazzire. E naturalmente oltre a diversi film (che integrerò in futuro) ho saltato un gran numero romanzi, racconti e singoli episodi di popolari serie TV.

Dopo essermi immerso in questo turbinio di cicli, ho capito qualcosa di più sul loop temporale? Ehm, non proprio. Il meccanismo è paradossale, serve a raccontare qualcosa più sui personaggi che sulla fisica e spesso la spiegazione, quando c’è, è a cavallo tra il fantasy, il wibbly wobbly e il tecno-babble-quantico.

Tornando all’aspetto cinematografico, è comunque singolare come a un certo punto, quasi di punto in bianco, il cinema abbia deciso che questo filone sarebbe diventato popolare: posso ipotizzare che essendo presente una certa pressione per far uscire film poco costosi in breve tempo, forse (e sottolineo forse) un film basato su un loop temporale potrebbe apparire meno costoso visto il numero più limitato di location e scene. Uhm. Ma basta questa scusa per continuare a sfornare titoli e titoli e titoli come se fossimo finiti in un time loop cinematografico?

Non lo so. Forse, un po’ come per gli zombi, il loop temporale è come il grigio: lo puoi abbinare a tutto. Aspettiamoci quindi in futuro almeno il musical loop, il loop in costume, il loop supereroistico e, naturalmente, il loop con gli zombi. Non ci credi? Stiamo a vedere.

3 risposte a "Tempo di loop temporale"

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