Il mio rapporto con i contenuti video

Scribacchio regolarmente su uno o più blog dall’ormai lontano 2006 e, come hanno fatto altri blogger, mi sono chiesto di recente se poteva valere la pena di passare alla realizzazione di contenuti video. A quanto pare, infatti, i video sono tra quei contenuti che stanno letteralmente sottraendo pubblico ai post scritti. Pubblicare video può aiutare a recuperare parte di quel pubblico e a riportarlo (si spera) su altre conversazioni e scambi.

Oppure no.

Quando faccio queste considerazioni di solito comincio a ragionare su quello che faccio io quando consumo contenuti digitali. Dopotutto quando scrivo lo faccio per un target che è rappresentato perfettamente dalla mia persona. Sì, certo. Ho la fortuna di far parte del mio potenziale pubblico.

E quindi mi chiedo: che rapporto ho con i contenuti video?

Beh, non sono un grande consumatore. Prendiamo YouTube, che credo rappresenti il veicolo preferito per una buona fetta di questo formato. Su YouTube arrivo tramite post (blog, social network, Telegram) che fanno riferimento a qualcosa di interessante. Oppure arrivo direttamente perché devo cercare un contenuto specifico a cui sono interessato (un trailer, un documentario, un gameplay, un video musicale). Difficilmente arrivo su YouTube e passo più di dieci minuti ‘facendo zapping’. Può accadere solo se sto passando il tempo con i miei figli, ma in questo caso sono loro che guidano. Solo di recente ho iniziato ad usare decentemente le iscrizioni ai canali, potendo quindi andare a colpo sicuro sui contenuti che mi interessano di più.

Dei vlog e dei vlogger, poi, non ne parliamo: non li seguo e non credo che lo farò a breve.

Perché sono così poco attirato dai contenuti video, soprattutto se pubblicati regolarmente?

Più veloce e fruibile?

Saltando del tutto l’argomento qualità, che non considero rilevante, credo che il motivo principale sia il tempo a disposizione. Ne ho poco, pochissimo. E devi ancora convincermi che il video sia un media più veloce e più fruibile. È un discorso riferito all’attenzione richiesta, non certo alla comodità di fruizione. Al contrario, posso consumare il testo scritto molto più velocemente. Con un testo posso andare avanti e indietro, posso tornare su una frase che non avevo capito. Posso, con un’occhiata all’intero capitolo, capire se ci sono porzioni più interessanti di altre. Posso saltare i paragrafi noiosi che non aggiungono valore.

Con un contenuto video, cosa posso fare? Devo consumare in cinque minuti un video parlato di cinque minuti, non mi sono permesse molte alternative a parte l’avanzamento a x1.5. Un vlogger che parla lentamente o che divaga mi tocca sorbirmelo comunque. E il risultato dello spostarmi in avanti e indietro è lasciato al caso, poiché difficilmente capirò al volo il punto in cui mi interessa ricominciare la visione.

Il testo scritto è più flessibile, non c’è niente da fare. Non che con i video non si possa lavorare, ma non è la stessa cosa. Il testo posso copiarlo, incollarlo, evidenziarlo, salvarlo. Posso tradurlo. Posso farmelo leggere da un convertitore text-to-speech. Posso farne tante cose.

Per ora, a parità di contenuti, non vedo questo gran vantaggio nel sorbirmi il video di qualcuno che mi racconta cose che potrei leggere da me.

E, in quanto rappresentante del mio pubblico, immagino che altri lettori la pensino allo stesso modo.

Tu, tutto bene a casa?

(questo post è stato recuperato – e lucidato – dal vecchio blog su Medium ormai mandato al macero)

20 risposte a "Il mio rapporto con i contenuti video"

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  1. Preferisco la lettura all’ascolto e la visione, ma anche questa “regola” soffre due eccezioni: mi piace guardare video in diretta perché mi offre l’occasione di interagire con chi sta effettuando il video (ma non ne farò a mia volta); ho la curiosità/l’interesse/la necessità di vedere un video specifico.

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    1. Ovvio che una regola vera e propria non c’è, magari solo preferenze.
      Io per motivi pratici praticamente non riesco mai a seguire le dirette, anche quando si tratta di argomenti che mi interessano. Com’è? C’è effettivamente un valore aggiunto?

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  2. Uso YouTube per imparare cose molto tecniche specifiche se ci sono video interessanti, tipo configurazioni particolari di Docker, Kubernetes, oppure mi guardo progetti di board ESP82266, ESP32 che a qualcuno piace documentare, altre volte un po’ di musica classica, un po’ di regole dell’inglese parlato e/o scritto.

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      1. Io non li inizio nemmeno perché mi spaventa sapere che devo ascoltarli per ore. Magari a leggerli da sola impiego anche più tempo, ma vedermi scritte nero su bianco le ore necessarie mi fa impressione!😅 Quindi non ne ho ascoltati abbastanza per giudicare le voci narranti, ma posso immaginare quanto una voce “sgradevole” possa rovinare l’ascolto.

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  3. Io vado a monte: non amo registrarmi 😛
    Riguardo al fatto che impiego meno a leggere piuttosto che ad ascoltare è vero, decisamente (auspico pure un girone infernale per chi manda i vocali su Telegram o Whatsapp per ogni sciocchezza, mi fanno perdere almeno mezzo minuto per spiegare concetti che richiedono cinque secondi di lettura).
    Poi ci aggiungo che se qualcuno parla a ruota libera, perdo la concentrazione in un niente, sin dai tempi della scuola.
    Non sono fatto per ascoltare 😛 problema mio.

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  4. Sono d’accordo. Mi capita di fatto di cominciare a guardare un video magari su un argomento che mi interessa ma alle prime divagazioni a caso del vlogger in questione… semplicemente stacco, lo chiudo. Ho troppo poco tempo per dedicarlo a cose del genere. In un post se voglio saltare una parte (per esempio, il riassunto della trama del film in una recensione) lo posso fare e andare direttamente a ciò che mi interessa.

    Riguardo al mio blog, non penso proprio che mi metterò io a fare video perché prima di tutto bisogna saperli fare (se mi capita di cominciare a guardare un video fatto male, magari con un audio pessimo o con il protagonista che si nota come non sappia stare di fronte a una telecamera, resisto al massimo 3 secondi) e poi preferisco scrivere in ogni caso!

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    1. In tutto ciò mi sembra di capire che il blog per alcune cose rimane un mezzo di comunicazione ancora indispensabile. Di là su Twitter mi fanno presente che spesso i contenuti video sono ‘consumati’ facendo altro, quindi usufruendone in modo quasi distratto. La loro crescita quindi deriva dal fatto che non ci sia più tempo per mettersi a leggere?

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