Aniara

La nave spaziale Aniara imbarca passeggeri per una lussuosa e confortevole crociera verso Marte. I viaggiatori che stanno emigrando da una Terra ormai ostile alla vita si preparano a un viaggio di tre settimane, una formalità che viene bruscamente interrotta da una collisione che danneggia i motori e causa la perdita di carburante. Da questo momento, il piacevole viaggio diventa un’Odissea per la sopravvivenza.

Anche l’IKEA ha la sua nave spaziale! È poco appariscente, un po’ squadrata e ha gli interni in legno. Giuro. Ma non credo si possa montare con una brugola.

A parte gli scherzi, ho scoperto che questo film svedese del 2018 è tratto da un poema fantascientifico (wow!) scritto nel 1956 da Harry Martinson. Già questo dettaglio mi sembrava abbastanza fico. Poi, come molti film svedesi, non è che Aniara esploda di azione adrenalinica. Però non è nemmeno noioso. Si fa guardare.

Oh, non è nemmeno un The Martian, con il protagonista che riesce a trovare la soluzione ad ogni problema. Qui il tema è la disperazione dell’essere umano di fronte al disastro fatale. E se nelle prime scene sembra che i passeggeri e l’equipaggio possano attivarsi per trovare una via di uscita, in poco tempo ci si rende conto che questa non c’è, e che si può solo osservare (con nordico fatalismo) il lento e inesorabile avvicinarsi della fine.

La protagonista, di cui non sappiamo il nome, è una giovane donna. Un membro dell’equipaggio che nella crociera di tre settimane avrebbe avuto un ruolo minore, quello dell’addetto al MIMA. Il MIMA è un apparato governato da una Intelligenza Artificiale (?) in grado di fornire all’utente l’illusione di trovarsi in uno spazio aperto idilliaco fatto di acqua che scorre, vegetazione e aria fresca. Una sorta di ponte ologrammi di Star Trek. Man mano che i giorni di deriva avanzano, il MIMA assume sempre più importanza per mantenere alto il morale e la salute mentale dei passeggeri. Così come la donna, che vediamo sempre lottare per resistere e mantenere un atteggiamento positivo man mano che gli anni passano e la situazione si fa sempre più disperata.

In definitiva, un film altamente drammatico ma ben fatto e recitato. Con poca azione e tecnobubbole ma tanti spunti di riflessione sulla natura e il destino dell’essere umano. Da vedere quando il morale è abbastanza alto, per evitare di deprimersi ulteriormente.

2 risposte a "Aniara"

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