Uno sguardo indietro

Il flusso dei giorni è ininterrotto, la divisione dell’anno alla fine è solo una convenzione. Ma questo segnalibro che infiliamo tra il giorno che chiamiamo 31 dicembre e quell’altro che chiamiamo 1 gennaio un po’ ci costringe a fermarci, pensare, guardare all’indietro valutando ciò che è accaduto in quest’ultimo ciclo di rivoluzione planetaria.

Ci sono cose che non ha senso ripeterci, che sappiamo già, che abbiamo pensato un po’ tutti. A qualcuno forse è andata meglio, a qualcuno decisamente peggio. A qualcuno sarà andata così così e avrà interpretato l’esperienza in base al proprio carattere, guardando la metà del bicchiere preferita.

La prima cosa che mi viene in mente, guardando agli ultimi mesi, è che non ho viaggiato abbastanza. Sono mancati, prevedibilmente, i viaggi all’estero che ero solito fare per lavoro. Se nel 2018 avevo lavorato in Spagna e Inghilterra e nel 2019 ho lavorato almeno un mese in Germania, il 2020 non mi ha concesso nessuna possibilità di spostarmi fuori dal territorio nazionale e ogni contatto con i collaboratori stranieri è stato per email, chat e videoconferenza. Non è stato un bene perché in generale lavorare all’estero permette di toccare con mano situazioni e scenari eterogenei che arricchiscono l’esperienza professionale più velocemente rispetto allo stare chiusi in ufficio con gli stessi colleghi. Anche dal punto di vista umano, parlare costantemente un’altra lingua, conoscere persone straniere e toccare con mano i loro problemi e il loro stile di vita è importante per mantenere sempre una visione aperta del mondo e delle persone. Spero di poter tornare a queste esperienze, anche se per ora non vedo la situazione molto rosea.

La seconda cosa che mi viene in mente riguarda il primo lockdown. L’essere passato brevemente (lo confesso senza problemi) per la fase del “ma sarà solo un’influenza”, illusione spazzata via con i primi drammatici numeri. Sono anche passato (lo confesso senza problemi) per le mascherine assemblate con la carta da forno, quando non se ne trovava in giro nemmeno una. Poi le file per la spesa, le incursioni in farmacia, lo smart-working con relativi problemi di vista, postura e mancanza di sonno. Ricordo tanta scuola, tanti collegamenti per lezioni che hanno fatto fatica a procedere, tantissimi compiti e la presenza di alcuni insegnanti che bilanciava l’assenza di tanti altri insegnanti. Ricordo, per fortuna, qualche lavoretto con i miei ragazzi. Dalla nostra smart-TV artigianale alla versione per ragazzi di Dungeons and Dragons. Modi per tenerli in attività senza abbandonarli davanti a una console di videogiochi. Modi per stare insieme, non solo rinchiusi nella stessa abitazione.

La terza cosa che mi viene in mente riguarda l’estate. Le ferie ormai andate, la necessità di recuperare i progetti rimasti indietro. Ho mandato la famiglia al mare, e sono rimasto a lavorare in ufficio di giorno e in casa la sera, con una serie di riparazioni, montaggi e imbiancature che attendevano da tempo. È stato estenuante, ma lo ricordo come un buon periodo. Il silenzio, la solitudine, li ho goduti. Ne sentivo il bisogno. Pur essendo senza famiglia ho sentito che lo stare da solo mi stava in qualche modo ricaricando, stava rimettendo a posto alcuni meccanismi a rischio di rottura. Durante questa estate ho fatto anche un’altra scoperta. Spostandomi verso il mare ad ogni week-end ho tentato per prima cosa la carta del treno. Brutta scelta, troppa gente ammassata, brutte scenate di chi si rifiutava di tenere la mascherina. Ho optato quindi per l’auto ma, visto che avevo a disposizione solo l’utilitaria vecchiotta, ho pensato di evitare l’autostrada e spostarmi sulle vie provinciali e statali. Da casa mia al mare sono, in questo caso, circa tre ore e mezzo di viaggio. Che ho scoperto essere piacevole, rilassante e ricco di belle scoperte di cui un giorno chiacchiereremo.

La quarta cosa che ricordo è l’infortunio al braccio. Durante un violento temporale, mentre di corsa caricavo sull’auto la mountain bike di mio figlio, ho provato un dolore acuto insieme a un’odiosa sensazione di strappo. Risultato: braccio bloccato, ecografie, risonanze, anti-infiammatori e un fermo di un mese. È stato un periodo del cavolo, l’interruzione obbligata di qualunque attività che purtroppo non mi ha portato quasi niente di buono. Ma, ehi, cosa mi ha aiutato tantissimo? Il fascicolo sanitario elettronico, che mi ha permesso di evitare le file al CUP, e la tecnica del Graston che durante le sedute di fisioterapia mi ha risistemato la muscolatura in pochissimo tempo.

La quinta cosa che ricordo riguarda le attività creative. Poche e malfatte, a dire il vero. Ho rinunciato a completare un romanzo che si era arenato, epperò ho portato a termine un nuovo racconto. Se tu ci hai la superproduttività ti chiederai: embé? Ma io, guarda, ti assicuro che sono già contento così.

La sesta cosa che ricordo, nel corso di quest’anno, sono i lavori per la riqualificazione energetica del mio palazzo. Un paio di mesi circondati dai ponteggi e dagli operai, senza balcone, senza garage, per un giorno anche senza riscaldamento e senza finestre (!). Un sacco di disagi per trovare ancora oggi piccole cose che non funzionano e che alla fine sistemerà il sottoscritto. Però adesso siamo più green, consumiamo meno, e abbiamo eliminato un altro minuscolo pezzetto di riscaldamento globale.

La settima cosa che ricordo, di quest’anno malefico, arriva ad oggi. In piena seconda ondata, nonostante tutti gli sforzi, i disagi e i sacrifici per evitare il contagio del Covid-19 ci siamo ritrovati in quarantena. L’isolamento è iniziato con mia moglie, positiva con sintomi, ed è proseguito con me, positivo dopo il tampone dei dieci giorni. È stato un periodo duro in cui mi sono sobbarcato un po’ di tutto, dalle pulizie ai pasti ai compiti al lavoro. È finito oggi, con tutta la famiglia negativa e il documento che certifica la fine della quarantena. In tutto questo disagio sono comunque soddisfatto: i figli sono sempre rimasti negativi. Spero che il mio rigidissimo Protocollo di Emergenza sia stato utile in questo senso.

Insomma, questo segnalibro di fine anno si conclude con una buona notizia che mi stimola e mi restituisce non dico energie ma un minimo di ottimismo. Domani mi taglio la barba, scrivo due righe di un racconto, e cerco di capire cosa ci porterà la prossima rivoluzione di questo strano pianeta.

E buon segnalibro a te.

Photo by Vlad Chețan from Pexels

6 risposte a "Uno sguardo indietro"

Add yours

Esprimiti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: