Apocalissi da prendersi a martellate nei…

Per quanto a volte riesca a proporre cose interessanti, tendo a schivare il genere apocalittico e post-apocalittico. Mi deprime, mi offre ben poche ispirazioni e in generale non mi convince.

Eppure è un genere vivissimo, di questi tempi. Mai come nell’ultimo decennio, credo, si siano immaginate apocalissi di ogni genere. Roba che Ballard ci avrebbe sguazzato alla grande, altroché. Un po’ perché forse la stiamo vivendo sul serio, un po’ perché credo che l’umanità senta di meritare l’estinzione, ecco che l’apocalisse è sempre dietro l’angolo, in ogni media. In ogni storia. E, insomma, non puoi schivarla come non puoi schivare ogni tanto un film con gli zombie.

Quindi di recente sono incappato in due film apocalittici abbastanza diversi ma con una cosa in comune: il desiderio di martellarmi i maroni durante la visione.

Si tratta di Sopravvissuti su Prime Video e di Midnight Sky su Netflix.

Comincio da Netflix, con l’ultimo film di fantascienza di George Clooney che, ti dirò, alla fine mi è piaciuto abbastanza. Narra di un’apocalisse in corso in cui il fallout radioattivo ha reso l’aria irrespirabile su quasi tutta la superficie della Terra. Nel frattempo, l’astronave Aether sta percorrendo il percorso di rientro dopo il successo della missione su K23, una luna di Giove adatta alla vita per gli esseri umani (eccheccavolo!). Augustine Lofthouse, ispiratore della missione spaziale, rimane all’interno di una struttura al Polo Nord cercando di comunicare con l’equipaggio dell’astronave ed avvertirli dell’inconveniente.

Al contrario di quello che molti dicono, io l’ho trovato un bel film. Un paio di scene meh, ma nemmeno troppo, e comunque visivamente potente e con dei bei momenti di introspezione. Te lo consiglio, ma solo se ti piace il genere. Si tratta di due percorsi (il Polo Nord e lo spazio) legati al protagonista che partono dagli estremi e arriveranno a congiungersi, e completare tutto, nel momento in cui la comunicazione sarà possibile. Alcuni flashback, forse inizialmente un po’ ermetici, vanno a completare il quadro.

Mi ha ricordato una sorta di Interstellar al contrario, con temi simili ma meno roboante, in cui il protagonista rimane sulla Terra invece di andare a zonzo per i pianeti. Purtroppo l’ho trovato anche un film molto lento ma, cosa strana, (e forse errore mio) mi è sembrato più lento durante la visione rispetto a quando l’ho finito.

“Che lento.”
“Sì, ma dove?”
“Mmm? Non so di preciso. Ma che lento…”

Ecco Clooney invecchiato, malato e pieno di rimorsi

Poi c’è questa cosa di Sopravvissuti, che a confronto il film di Clooney è stato una passeggiata. Il film narra di un’apocalisse in corso in cui il fallout radioattivo ha reso l’aria irrespirabile su quasi tutta la superficie della Terra. Sì, ho fatto copia & incolla.

Tutta la Terra? No, non tutta. Una valle sperduta in qualche solita imprecisata zona rurale degli States sembra, non si sa come, adatta alla vita. In questa valle vive Ann (Margot Robbie), una giovane contadina rimasta senza famiglia. Un giorno Ann incontra Loomis (Chiwetel Ejiofor), uno scienziato che si era salvato all’interno di un bunker per poi rompersi le scatole di starsene rinchiuso (come dargli torto?). I due si aiutano a vicenda e diventano molto legati, finché non arriva all’improvviso il giovane e belloccio Caleb (Chris Pine).

Io questo film ho deciso di vederlo soprattutto perché è diretto da Craig Zobel, che con The Hunt ha fatto una cosa bellissima di cui non ho ancora parlato qui sopra. Ma in The Hunt ci sono anche Betty Gilpin e la Blumhouse. Ecco.

Lui ha scoperto di essere l’ultimo uomo sulla Terra insieme a Margot Robbie

Qui invece cosa abbiamo? Abbiamo bella fotografia, belle scene, un buon ritmo narrativo considerata la storia. Abbiamo tre protagonisti interpretati da attori strafighi (perché devono sopravvivere solo gli strafighi?) che tra l’altro fanno anche bene il loro lavoro.

L’ultima donna sulla Terra ha cominciato a parlare…

E quindi? Cosa ha reso così stancante la visione di questo film? Beh, i personaggi. In un film in cui i personaggi sono il fulcro centrale (non succede poi molto), sarebbe stato bello averne qualcuno in grado di suscitare un minimo di simpatia.

E invece abbiamo Loomis che è tutto scienza e ragione ma alla fine è un grandissimo stronzo. Poi abbiamo Ann che è gnocca (Margot Robbie lo è anche struccata e con i capelli sporchi) ma anche stupida a livelli abissali. E poi abbiamo Caleb che è belloccio pure lui ma falso come un dado a sette facce.

Aggiungiamo che Ann per tutto il film cerca disperatamente di darla a qualcuno, e quando si forma il triangolo sai già what-could-possibly-go-wrong, ma non ti viene la minima voglia di scoprirlo, perché i tre personaggi ti stanno già talmente antipatici che ti chiedi tutto il tempo perché l’umanità deve finire in questo modo indegno.

“Che carta ho in fronte?” Eccola, la speranza dell’umanità.

Già. Sono andato avanti con testardaggine su una storia che non mi interessava. Per fortuna mi è tornato in mente The Last Man On Earth, soprattutto ripensando all’espressione del protagonista nei venti minuti successivi all’incontro con l’ultima donna rimasta sul pianeta. E un po’ ho ripreso energie per arrivare allo stanco finale di un film che non riguarderò.

20 risposte a "Apocalissi da prendersi a martellate nei…"

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  1. Nemmeno io amo il post apocalittico: mi piacciono le storie che parlano di vita, sono ricche di possibilità, ma quelle che parlano di sopravvivenza si limitano a cibo-casa-sesso in ordine sparso, praticamente la vita di un mammifero qualsiasi 😛
    Forse il genere va per la maggiore perché, con un campo di argomenti così ridotto, puoi sfangarla relativamente con poco e in modo semplice, rispetto a storie coi mega-intrighi e archi di trasformazione complessi.

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    1. Diciamo che per rendere interessanti le storie post apocalittiche ci vuole un impegno creativo un po’ più forte. Altrimenti, come dici tu, si tratta solo di sopravvivenza, dolore, disperazione, gente che regredisce alla preistoria, dolore, ecc.

      Piace a 1 persona

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