Pandemie, ondate, passaparola

Ho cercato di non tediarti con questa pandemia, né di salire in cattedra con teorie, numeri, raccomandazioni e altro. Se ne parla già talmente tanto, che non sentivo la necessità di aggiungere altro inutile rumore.

Però mia moglie ha buttato lì un commento, e mi è scappata una considerazione.

Nella prima ondata, quella di marzo, qui in paese i contagiati erano conoscenti dei conoscenti, gente che non frequentavi. Toh, una o due persone che vedevi ogni tanto.

Ricordo quando a un certo punto, in paese, girò la voce “Ci sono uno, forse due, positivi.”

(in paese non serve Immuni, c’è il passaparola)

In questa seconda ondata non servono più i numeri, non serve più il sentito dire per renderti conto della situazione. I contagiati sono le persone che ci stanno intorno. Le persone che vediamo tutti i giorni, che fanno parte del nostro quotidiano.

E il paese, qui, ha rinunciato al passaparola.

6 risposte a "Pandemie, ondate, passaparola"

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  1. In paese come in città. Nella prima ondata io non ho ricevuto nemmeno notizie di contagio di un conoscente di un conoscente. Ora, oltre ad un costante suono di sirene che fa da sottofondo alla giornata, sento troppo spesso gente che conosco dire di dover fare o di aver fatto il tampone perché entrato in contatto con qualcuno risultato positivo , se non addirittura sapere di miei conoscenti ricoverati e che ora sono soli in ospedale. Ognuno si assuma le proprie responsabilità: troppo comodo dare tutte le colpe al Governo (che sicuramente ha le sue…), perché ciascun individuo è chiamato ad assumere comportamenti ragionevoli per tutelare se stesso e gli altri, senza bisogno di un “poliziotto” che da dietro gli dica sempre cosa fare e cosa no. Molti, durante l’estate, hanno sottovalutato i pericoli, si sono sentiti al sicuro e – soprattutto – hanno messo al primo posto il presunto diritto al divertimento. Ne usciremo, certo, a pezzi. Ci vorrà tempo, sicuro, ma nessuno può prevedere con esattezza quanto ne occorra.

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  2. Nei paesi le voci corrono e, se non corrono, si chiede al sindaco di fare i nomi pretendendo il diritto di sapere – e il sindaco a spiegare pazientemente che non esiste un diritto del genere, ma quello alla privacy sì. Sarà lunga, prima della fine.

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