Overwatch

Gioco ai First Person Shooter a partire da Wolfenstein. Ne ho completati un certo numero (Halo, Half Life e Medal of Honor i miei preferiti), mi sono divertito con i deathmatch online e in rete locale (Halo, Doom, Duke Nukem). Le ultime generazioni di giochi di battaglia, i battle royale più focalizzati su scontri a squadre e match in rete, mi vedono un po’ brontolone e un po’ nelle retrovie: i miei riflessi sono più lenti e le nuove generazioni mi asfaltano che è una meraviglia (compresi i miei figli, che per fortuna non infieriscono troppo).

Sempre da vecchio giocatore brontolone, non mi entusiasmo ai giochi di combattimento con personaggi travestiti da gatti o banane e i campi di battaglia che si restringono. Non mi sono entusiasmato con Fortnite e nemmeno con Player Unknown Battleground. Probabilmente non mi entusiasmerei nemmeno con Call of Duty Warzone, anche se non l’ho ancora provato.

C’è però questo ‘giochino’ che ho acquistato di recente, offerta imperdibile, che mi ha fatto scattare una scintilla. Il ‘giochino’ in questione è Overwatch, della Blizzard.

Overwatch è uno sparatutto a squadre, giocabile esclusivamente online, in cui due team da 6 giocatori devono scontrarsi in veloci battaglie di vario tipo su scenari predefiniti.

In Overwatch non si crea un personaggio: si sceglie chi controllare tra una serie di eroi pronti all’uso ed estremamente vari nelle loro caratteristiche. Ci sono i tank, quelli pesanti in grado di difendere la squadra. Ci sono gli attaccanti veloci, quelli dalla potenza di fuoco devastante, i cecchini, quelli adatti al corpo a corpo e quelli che si prestano a strategie e trabocchetti. Ci sono poi i personaggi di supporto, i guaritori, quelli in grado persino di resuscitare un compagno di squadra.

Ogni personaggio è giocabile liberamente e fa parte del gioco stesso impararne non solo le abilità, ma lo stile di gioco. È infatti solo quando si prende confidenza con l’eroe che si diventa efficaci in battaglia, quale che sia lo stile utilizzato. Certo, perché non esiste un personaggio migliore degli altri. Tutti i personaggi diventano forti in mano a giocatori più esperti e tutte le squadre ben organizzate diventano molto forti. Allo stesso modo, anche un giocatore o una squadra molto forte non risulta mai imbattibile. Questo bilanciamento del gioco, realizzato perfettamente e che avrà richiesto chissà quante ore-uomo di progettazione, è uno dei punti di forza di Overwatch. Entrare in gioco e non essere automaticamente rullati, oppure vedere progressi dopo un paio di match con l’eroe che non avevi mai provato, ti da quella soddisfazione e divertimento che cerchi quando prendi in mano la console a fine giornata. E non hai voglia di spegnerla in preda alla frustrazione.

E se il gioco risulta divertente ma semplice, Overwatch si caratterizza anche per tutto il background che riesce a costruire sugli eroi che mette in campo. Ognuno ha, oltre ad armi ed equipaggiamento caratteristici, anche una propria storia, un background che viene sviluppato con materiale extra liberamente accessibile. Corti, storie e fumetti accompagnano il gioco per chi volesse approfondire e avvicinarsi ancora di più al personaggio scelto.

Insomma, un titolo leggero ma con spessore, adatto al divertimento spensierato. Forse non un capolavoro ma l’ideale per rilassare i nervi a fine giornata. Se ci giochi, sappi che mi puoi trovare come TOMMY, e che di solito uso Pharah (“PROTEGGERÒ GLI INNOCENTI.”) o Junkrat (“È IL GIORNO IDEALE PER UN PO’ DI CAOS!”).

2 risposte a "Overwatch"

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  1. Non il mio genere, ma ho capito che si rifà a Fortnite in generale (anche per i colori, diciamo… per quel poco che conosco), interessante la questione delle background stories ma soprattutto delle squadre fisse da sei. Sembra appunto più strutturato^^

    Moz-

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