Dal rottame alla smart TV

Tutto è iniziato ripulendo casa durante la quarantena. È saltato fuori questo vecchio laptop, un Acer di quindici o sedici anni fa, che non si accendeva più da quando il mio figlio maggiore aveva un paio di anni.

Penso “invece di buttarlo così com’è, perché non farlo smontare ai ragazzi, in modo da fargli vedere cosa c’è dentro?”

E così ci siamo dati allo sciacallaggio elettronico, attività divertente e istruttiva. Alla faccia di tutte quelle compagnie tecnologiche che non vorrebbero MAI farti smontare e rimontare queste cose, sono saltati fuori vari pezzi potenzialmente riutilizzabili. Hard disk, lettore DVD, memoria RAM, speaker, touchpad, un display.

Scavengers al lavoro…

Display. Umm. Mi fa venire un’idea. Perché non recuperarlo in qualche modo creativo? Dopotutto i ragazzi hanno sempre voluto una TV da tenere in camera…

Ummm.

Ti chiederai se il display di un laptop è utilizzabile così come è, e la risposta (ovvia solo per i geek) è NO. Un display da solo non fa praticamente nulla: ha infatti bisogno di una alimentazione e di una serie di segnali che ne ‘controllino’ il comportamento. Un (appunto) panel screen controller board.

È possibile trovare un controller in grado di comandare un display vecchio di sedici anni? La risposta, per fortuna, è SÌ. I display non sono cambiati molto, i produttori sono pochi e i modelli sono presenti sul mercato per parecchi anni. Armato di sano ottimismo, sono andato a cercare il codice del componente appena estratto dalla fredda carcassa del portatile, a caccia di una scheda controller compatibile. Il sempre disponibile AliExpress sembra offrire esattamente quello che cerco, per una manciata di euro, con la consegna che arriva inaspettatamente (siamo in pieno lockdown) dopo soli quindici giorni.

Ora, in questa fase non ho voluto dare troppe aspettative ai miei figli. Rimettere in funzione un display fermo da tanti anni è comunque un azzardo, una scommessa facile da perdere. E infatti la prima cosa che ho dovuto provare, una volta arrivato il pezzo, era verificare che una volta alimentato, il display si accendesse. YES! Almeno il primo scoglio è stato superato.

La fase successiva non è difficile (in realtà niente di tutto questo progetto è particolarmente difficile) ma è delicata. Infilare un connettore piatto a 30pin sul retro di un display senza toccarne i bordi, senza forzare i contatti e senza caricare elettricità statica ti garantisce quel brivido da artificiere hollywoodiano che ti fa scendere almeno una gocciolina di sudore sulla fronte.

“Socc’mel, funziona al zavai!”

La scheda controller è in grado di utilizzare il display per mostrare gli ingressi video che arrivano sulle porte HDMI, VGA e DVI. Per provare anche questo (essenziale) aspetto ho utilizzato il vecchio Android Box che di solito portiamo al mare. Quando sono stato ripagato dall’animazione della scritta ANDROID confesso di essermi un po’ emozionato. Funziona, e significa che le incognite sono superate. Naturalmente in questa fase non era possibile per i miei figli usare seriamente l’aggeggio: troppo rischioso portare quell’alambicco in camera sperando di non rompere o scollegare qualcosa di vitale.

In soccorso questa volta arriva Amazon. Un po’ indirettamente, certo, perché abbiamo usato solo una delle tante scatole di cartone con cui il corriere ci porta le cose ordinate online. Sarà brutta, sarà temporanea, ma la TV di cartone funziona benissimo!

Bella non è. Funzionare, funziona benissimo.

A questo punto il progetto abbandona l’elettronica e si sposta sul bricolage. Per un box più robusto ma anche bello da vedere ho pensato a una struttura in legno chiusa, sul lato anteriore, da una cornice per quadri.

Qui ecco che torna il mio amore per il legno. Anche se si tratta di un oggetto semplice e non particolarmente curato, ho adorato questa fase. Lavorare il legno è un’attività bellissima. Il profumo, la consistenza del materiale, la forma che si plasma sempre come gli pare.

Sono un falegname, come mio padre prima di me.

La profondità forse eccessiva della struttura dipende da una richiesta di stabilità e dagli ingombri dei vari cavi, soprattutto l’HDMI. Lo scatolino Android va purtroppo piazzato in orizzontale per poter sfruttare il sensore a infrarossi con un telecomando. Dieci centimetri se ne vanno solo per quello. Il controller, pur non essendo un capolavoro di miniaturizzazione, in questa struttura scompare del tutto. Ma va bene così.

Tadaa!

Il risultato finale non è un capolavoro ma mi piace, e piace anche ai ragazzi. Il vetro della cornice protegge sia lo schermo che il display dell’Android box, integrando il tutto dietro un foglio di foam ritagliato a dovere.

Il resto è software. Robetta. Un launcher dedicato alla TV, e le solite App per Netflix, Prime Video, Rayplay e YouTube.

Ci siamo divertiti nel costruire questo coso. Anche se mi sono dovuto occupare delle fasi più delicate i ragazzi hanno potuto dipingere, assemblare, inchiodare e spalmare colla a fiumi. Speriamo sia un’attività che ricorderanno con piacere in futuro, un po’ come noi ricordiamo il papà che ci costruiva la casa sull’albero.

P.S. Ok, la casa sull’albero è un cliché, magari il papà ti ha costruito altre cose.

P.P.S. Non ne sono certo al 100%, ma probabilmente è con questo post che inauguro la mia nuova ‘linea guida’ su blog e social, che si traduce in “non anticipare i tuoi progetti creativi sui social finché non li hai completati”.  È una linea guida che nasce dalla volontà di non anticipare o promettere troppo e di non fare il passo più lungo della gamba. Si applica anche ad altri ambiti creativi come la scrittura, per cui difficilmente vedrai altri #amwriting o robe simili. Il vantaggio sarà di avere qualche sorpresa in più e qualche aspettativa disattesa in meno. Funzionerà? Come sempre, boh.

13 risposte a "Dal rottame alla smart TV"

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