Quella cosa indefinibile

Aspettavo da tempo di parlare di quella cosa, e questo post (grazie!) mi ha dato lo stimolo definitivo aggiungendo un bel film al percorso.

Quale percorso?

Quello sulle tracce della cosa indefinibile.

Ci sono segnalazioni, vittime. Ma sta lasciando tracce, e i nostri agenti sostengono di averla trovata. La stanno inseguendo. Quelli sopravvissuti, perlomeno.

Il primo rapporto è arrivato dall’Antartide. È successo qualcosa di brutto all’Avamposto Tredici, ed è iniziato con l’inseguimento di un cane. Solo che non era un vero cane, ma una creatura indefinita in grado di assimilare, elaborare e riprodurre alla perfezione le forme di vita terrestri. Quando La Cosa che era un cane ha iniziato ad imitare gli occupanti del presidio, la situazione è presto degenerata. Non ci sono tracce di superstiti.

Credevamo fosse finita lì, tra i ghiacci. Ma non è così.

Spostiamoci più vicino, in luoghi purtroppo più ospitali. È un colpo duro quando l’ignoto colpisce la vita quotidiana. Ad Arkham, in una fattoria accolta dalla foresta, cade un meteorite. Che sia un meteorite particolare lo si capisce subito, visto che pulsa con un colore indescrivibile e nel giro di una notte scompare, inghiottito dal terreno. Ma se il meteorite non c’è più, Il Colore rimane. E si espande, assimila la vita che circonda l’area, la ricombina, se ne nutre. Pare sia nell’acqua. La famiglia Gardner pagherà un carissimo prezzo per aver stabilito casa nel posto sbagliato.

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Non è finita ad Arkham, dicono gli agenti.

Trasferiamoci nell’Area X, dove è in atto un fenomeno inspiegabile di natura biologica e magnetica. Non ci si può avventurare all’interno con l’uso di droni o sensori, e gli esploratori inviati all’interno dell’Area non ritornano. E se tornano, tornano senza memoria e profondamente trasformati. Lo chiamano Il Bagliore, lo Shimmer. Ma è sempre quella roba. Un colore, una sostanza che assimila, impara, trasforma. Ricombina. La sua natura è indefinibile, e forse è questo che ci inquieta così tanto. Sarebbe meglio avere a che fare con un’entità malvagia, sapere che combattiamo per il Bene, avere ben chiari i ruoli, sapere che noi siamo da un lato e la Cosa dall’altro. E invece no. Ce lo troviamo di fronte e non sappiamo più nulla.

annientamento

L’Area X ha fatto male, ma abbiamo incassato il colpo. Eppure non è finita.

Muoviamoci. Usciamo dagli habitat familiari, scorrazziamo per il sistema solare. Una sostanza è stata diretta verso la Terra, ma per fortuna è rimasta intrappolata negli anelli di Saturno. È, di nuovo, una mistura aliena tra una sostanza, una tecnologia e un’infezione. È intelligente e dotata di uno scopo. È in grado di assimilare, imparare, trasformare. Ricombinare. Ti ricorda qualcosa? Le diamo un nome più preciso, scientifico. Non più Bagliore o Colore, ma Protomolecola. Sembriamo quasi iniziare a comprenderla, ma non è così. Quando iniziamo ad avvicinarla i morti si moltiplicano, fino al disastro di Eros. Poi gli esperimenti sugli esseri umani, e infine l’attività su Venere e la costruzione del più incredibile oggetto con cui i terrestri si siano mai confrontati. Scopriamo che la Protomolecola non è maligna. È una programmazione, ha uno scopo che ci è imperscrutabile. È neutrale nei nostri confronti, ma può essere letale e distruggere l’umanità forse senza nemmeno accorgersene. Oppure creare, incidentalmente, una delle opportunità più incredibili in cui si sia mai imbattuta l’umanità stessa: il viaggio interstellare.

È sempre lei. La cosa indefinibile.

È protagonista di un filone a cavallo tra la fantascienza e l’orrore. È un’avversario estremamente alieno che non è un villain, non è un animale e nemmeno un mostro. Può essere un colore venuto dallo spazio, può essere un bagliore, la protomolecola o una roba che può prendere la forma dei nostri simili.

Più che terrorizzarci ci turba, parecchio. Non riuscire a comprendere è peggio che doversi difendere da una minaccia di morte. La cosa ci repelle e ci attira al tempo stesso. È l’ignoto, una porta da attraversare, qualcosa con cui prima o poi dobbiamo confrontarci. È la fine. Forse. O un nuovo inizio.

Gli agenti non si sono più fatti sentire.

5 risposte a "Quella cosa indefinibile"

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