Fanteria dello spazio – Robert A. Heinlein

“Rico…” “Sì, signore?” “Mi serve un caporale. Sarai tu, finché non sarai morto o finché non trovo qualcuno più bravo.”

Pur essendo uno dei romanzi di fantascienza che ho riletto più volte, non mi è semplice parlare di Fanteria dello spazio. Non mi è semplice perché parlare bene di quello che a prima vista sembra una propaganda di un regime militarista e un inno alla guerra rischia di provocare reazioni sbagliate.

In realtà, per quanto riguarda una visione positiva della guerra, Heinlein si salva descrivendo un avversario verso il quale è impossibile provare empatia. Una razza aliena di aracnidi che attacca in sciami, che ragiona come gli insetti o le macchine.  Quanto alla presunta descrizione di un regime militarista, in Fanteria dello spazio l’autore esplicita chiaramente che la Federazione di cui sta raccontando le vicende è ben lontana dall’imposizione delle scelte di vita con l’autorità o con la forza. Anzi,  dipinge un quadro in cui cittadini di ogni nazionalità e sesso hanno una forte libertà di scelta sulle loro vite. 

Ma perché parlare di politica e vita sociale? Perché Fanteria dello spazio, prima ancora che un romanzo di guerra o di azione (le scene di azione saranno due o tre), è la descrizione di uno scenario sociopolitico talmente funzionante da poter essere considerato utopistico.

Un utopismo young adult? Sì. Un po’ perché ci troviamo al termine dei romanzi ‘giovanili’ e più ingenui di Heinlein. Un po’ perché la vicenda segue il percorso di crescita (scuola, addestramento militare, battaglie contro gli aracnidi) del diciottenne Johnny Rico, un giovane benestante ma non troppo responsabile che riesce a diventare un rispettato comandante nella fanteria spaziale.

Ma chi me lo fa fare di parlare di socio politica? Le armature, cacchio!

Probabilmente Starship Troopers è il primo romanzo che descrive in maniera decente il concetto di armatura potenziata. Concetto che sarà utilizzato in modo massiccio in letteratura, cinema, fumetti, giochi e media di vario genere, tanto da diventare un vero e proprio (per quanto apprezzato) cliché.

È strano quanto questo aspetto fondamentale del romanzo sia descritto, alla fine, in pochissimi paragrafi. La tecnologia è data per scontata, le caratteristiche tecniche sono appena accennate eppure l’immagine dei marine spaziali che si lanciano dalle astronavi è talmente vivida da dare l’idea di vederli descritti nei minimi particolari.

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Insomma, un romanzo ingenuo, controverso, che inneggia alla guerra, con poche scene di azione e una descrizione appena accennata delle tecnologie e delle razze aliene che lo popolano.

Come fa a funzionare così bene?

Boh. Probabilmente si tratta di Heinlein. Si tratta del come riesca ad essere simpatico prima che sentenzioso. Si tratta del come riesca a fare apprezzare i personaggi con tutte le loro debolezze e mancanze. Del come riesca a parlare di tecnologie avanzate senza doverti riempire di info-dump o dettagli necessari a farti sospendere l’incredulità. Heinlein non ne ha bisogno. Ti racconta tutto con naturalezza, come se fossero cose scontate, cose che vedi tutti i giorni. Gli riesce benissimo.

 

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2 risposte a "Fanteria dello spazio – Robert A. Heinlein"

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  1. Questo romanzo mi è piaciuto molto all’epoca. Ero ragazzino ed è stata la prima volta in cui un romanzo di fantascienza mi ha fatto riflettere su quanto siano relative le nostre convinzioni su democrazia, pace e altri argomenti importanti. E’ stata la prima volta in cui mi sono reso conto che, dato un possibile scenario sociale di partenza, sia possibile giungere a conclusioni etiche diametralmente opposte a quelle attualmente valide. In questo mi pare stia uno dei punti di forza del romanzo. L’essenza della fantascienza (un gigantesco “what if…”) applicata non solo a viaggi spaziali e tecnologie varie, ma alla società. Era la prima volta che leggevo fantascienza ispirata a questi temi e mi ha colpito come un pugno. Poi ho letto molte altre cose su questa falsariga, ma il primo amore non si scorda mai.

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    1. Hai azzeccato perfettamente il punto. Anch’io l’ho letto da ragazzino la prima volta e sono rimasto impressionato dalla differenza tra l’aspettativa di un romanzo d’azione e la presentazione di una società utopica. Col passare del tempo ho scoperto molte ingenuità, ma rimane il piacere di riflettere su certi argomenti.

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