La terza di Daredevil

Dal momento in cui Wilson Fisk trova un’occasione per uscire di prigione e ricostruire il suo impero criminale, Foggy e Karen si trovano in grande pericolo. Nel frattempo Matt, uscito vivo per miracolo dal crollo del Midland Circle, ha perso le sue capacità e soprattutto la sua determinazione. Come andrà a finire?

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Puoi incolpare questa serie.

Va bene, va bene. In realtà puoi incolpare questa serie oltre alla stanchezza, le trasferte, gli impegni e i regolari imprevisti. Però, davvero, quando ho iniziato a seguire la terza di Daredevil ho mollato tutto il resto: ad ogni episodio avevo necessità di sapere come sarebbe andata avanti la storia.

Storia che recupera dalla prima stagione le atmosfere, il costume, il villain. E che diventa una delle mie stagioni preferite di sempre per quanto riguarda il filone Netflix/Marvel.

Storia che si appoggia (non vedevo l’ora) sulle possenti spalle del Wilson Fisk di Vincent D’Onofrio, immenso come sempre. Splendido il lento, progressivo ma inarrestabile ritorno di un personaggio che buca lo schermo. Uno stratega paziente, spietato, che tiene a bada una furia brutale dietro uno strato di fredda formalità. Un cattivo di prima categoria guidato dall’amore per la sua Vanessa, un sentimento distorto ma potentissimo, per il quale Fisk è letteralmente in grado di rinunciare o conquistare tutto.

Storia che introduce un nuovo/vecchio nemico, Bullseye. Un omicida sociopatico tutt’altro che fumettoso, con un passato tormentato raccontato egregiamente in un macro flashback visto/analizzato/immaginato dagli occhi di Fisk. Un folle che fa paura davvero, alla disperata ricerca di un appiglio che non riesce più a trovare. E quando gli crolla ogni riferimento, beh.

Storia che ha la struttura di una partita a scacchi tra i protagonisti ma che si focalizza, alla fine, sugli errori. Errori che compiono quasi tutti i personaggi. Errori più o meno gravi. Errori del presente o del passato. Errori che, come racconta la storia, non rendono le persone ciò che sono. È come gli errori vengono affrontati che rende le persone ciò che sono.

Insomma, come mai questo Daredevil funziona così bene rispetto ai vari Jessica Jones, Luke Cage, Iron Fist o ai Defenders? Le sequenze d’azione? Le scene curatissime? La recitazione di attori di grande calibro? Una storia ben scritta, mai noiosa nemmeno quando è fatta di flashback o dialoghi? Forse tutto l’insieme. In ogni caso, tempo speso bene.

 

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9 risposte a "La terza di Daredevil"

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  1. Non seguo la serie, ma Daredevil (Devil per i nostalgici degli albi della Corno) è il mio supereroe preferito: non avrà un’armatura high-tech o un martello magico, ma deve affidarsi solo alle sue capacità umane (il sesto senso è solo un tocco in più) per la sua lotta al crimine. DD è umano, come tutti noi. Forse è questo la sua forza, ma anche la sue debolezza.

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