The most unknown

“The filmmakers would like to thank: all the scientists, sailors, covers, divers, pilots, lab technicians, strontium atoms, monkeys, microbes, robotic hands, hot springs, volcanoes, yeti crabs, protostellar clouds of dust & gas, neurons & dark matter particles who made this film possible.”

È con i simpatici ringraziamenti dei titoli di coda che volevo introdurre questo documentario fresco e originale che parla di scienza e di scienziati.

La formula di The Most Unknown è piacevole: invece di una narrazione statica di uno studioso o di un progetto in particolare, seguiamo una staffetta circolare in cui nove scienziati che lavorano nelle specializzazioni più disparate (dalla fisica alla biologia, dalla psicologia all’astronomia) si incontrano a coppie in giro per il mondo per discutere dei rispettivi progetti, delle curiosità e delle analogie tra diversi punti di vista.

La narrazione è dinamica e ci si sposta in continuazione tra scenari diversi: le grotte di Frasassi, i laboratori di fisica, gli osservatori in alta quota, le isole del Pacifico, le profondità oceaniche e il deserto del Nevada. Ogni scienziato presenta il proprio  progetto di ricerca e si confronta con il collega che lo intervista.

È buffo e divertente vedere come il primissimo approccio di uno studioso su un argomento non ‘suo’ sia identico a quello delle persone normali che non capiscono un’acca di quello di cui si sta parlando. È anche interessante, man mano che l’incontro procede, vedere come si riescano a trovare punti di contatto, analogie coraggiose o osservazioni originali.

Emerge, infine, l’argomento principe che dà il titolo al documentario: lo stupore attonito dello scienziato di fronte alla proporzione tra quanto è stato scoperto (spoiler: poco) e quanto abbiamo ancora da imparare (spoiler: tanto, tantissimo, un mistero immenso).

Insomma, un documentario dal taglio cinematografico (è uscito anche nelle sale) che si guarda in un fiato. Forse troppo: un piccolo difetto di questo racconto è che apre tanti argomenti che rimangono, necessariamente, inesplorati. Rimane quindi la spiacevole sensazione di aver scalfito solo la superficie di progetti molto interessanti, tanto che viene da pensare che una serie sarebbe stata ben più adatta.

Comunque tempo speso bene.

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