Treno espresso per l’universo – Philip Reeve

Sul pianeta Arrakis Grand Central, il destino della famiglia Atreides Noon è in grave pericolo. Attaccati dalla famiglia Harkonnen Prell, i nobili membri della casata devono fuggire. In particolare il giovane Paul Threnody, l’erede, dovrà trovare rifugio tra gli enormi vermi treni tramite i quali potrà riorganizzare un rocambolesco riscatto.

No, dai, scherzo. Facevo della facile ironia sul parallelismo tra il classico Dune e l’episodio centrale di questo romanzo di Philip Reeve.

Scovato per caso, purtroppo non mi sono accorto che si trattava di un secondo episodio del ciclo di Railhead, la saga ambientata in un universo in cui ci si sposta tra i pianeti a bordo di treni senzienti in grado di attraversare i cosidetti portali K, varchi dimensionali simili alle gallerie ferroviarie. I collegamenti con il primo episodio ci sono ma non sono incomprensibili, e la vicenda è abbastanza chiara anche senza aver letto il romanzo precedente.

Si tratta di un’ambientazione che, se da un lato richiede qualche sforzo extra per sospendere l’incredulità (meglio prenderlo come un fantasy e bòn), propone anche un mondo ricco di meraviglie e creature affascinanti. Il mio preferito è Zio Bugs, un Neem, una razza di alveari viventi che prendono la forma di enormi crostacei dal grilletto facile (*) che metto immediatamente prima di Lupo Fantasma, il burbero e spaccone treno da guerra. Si tratta comunque di uno young adult, con tutti i pregi e difetti del caso, quindi in linea di massima una storia con protagonisti giovani e carini che fanno cose troppo grandi per la loro maturità.

Insomma, pur non essendo una brutta lettura rimango ancora lì a cercare di capire se recuperare anche un altro episodio oppure no. Forse il più famoso ciclo delle Macchine Mortali è meglio, anche se mi dice poco. Se hai letto qualcosa, puoi forse consigliarmi un titolo?

(*) Anzi, se Reeve volesse scrivere una saga sulle Mirabolanti Avventure di Zio Bugs, sarei il primo dei suoi lettori.

 

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