Altered Carbon (e Totò)

Takeshi Kovacs si risveglia 250 anni dopo la sua morte per mano degli agenti del Protettorato, e questo è possibile perché l’umanità ha sviluppato una tecnologia, la Pila Corticale, che permette a un dispositivo collocato alla base del cranio di memorizzare l’identità, la coscienza e la memoria di un individuo anche dopo che il suo corpo (ormai chiamato semplicemente ‘custodia’) cessa le attività fisiologiche. O, meglio, muore.

Kovacs torna in vita perché ingaggiato da Laurens Bancroft, un Mat che si è apparentemente suicidato, allo scopo di indagare sul presunto omicidio dello stesso.

La serie Altered Carbon distribuita su Netflix a partire dallo scorso febbraio è stata in generale massacrata nella maggior parte delle recensioni. Personalmente l’ho trovata meno brutta di come viene dipinta: si basa infatti su un’ambientazione evocativa e interessante portata su schermo con un’estetica affascinante accompagnata da fotografia ed effetti speciali davvero spettacolari. Se fosse uscita qualche anno fa si sarebbe gridato al miracolo, ma in questo momento di offerta eccessiva il pubblico si sta abituando troppo bene. E i blog che pubblicano recensioni, diciamocelo, talvolta cercano la stroncatura a tutti i costi.

Oh, non che manchino i difetti. Ci sono alti e bassi, i dialoghi talvolta suonano talmente male da lasciare veramente perplessi e la recitazione non fa proprio pensare all’Oscar. Ma i momenti buoni ci sono, insieme ai personaggi, e fanno dimenticare il resto. Penso alle sequenze di tortura virtuale, alla nonna di Ortega, all’hotel Raven (il personaggio di E.A.Poe è il mio preferito della serie), al disturbante e selvaggio confronto nella cripta tra Ortega e le copie di Reileen.

altered-carbon-e-a-poe.gif

Penso anche ad alcuni momenti in cui si approfondiscono le conseguenze sociali ed etiche dell’uso della Pila Corticale, del potere che sempre più si concentra nelle mani dei ricchi (i quali possono disporre di corpi infiniti, di backup della coscienza, ed accumulare sempre più ricchezze lasciando sempre meno risorse al resto della popolazione fino all’innalzarsi, letteralmente, in una sorta di Olimpo artificiale).

Qui entra in ballo Totò, nel senso che proprio su questi argomenti la serie mi ha risvegliato il ricordo di una delle poesie più famose del grande artista napoletano.

‘A Livella, lo saprai, parla di morte. Mette la voce narrante, durante il 2 novembre, di fronte alle tombe di un netturbino e di un nobile. Nei versi che seguono, le anime dei due defunti battibeccano sulle rispettive classi sociali e sullo stato delle loro tombe. L’ultima parola viene dal più umile dei due, che ricorda all’altro la natura della morte: è una livella che, eliminate tutte le distinzioni materiali, mette tutti sullo stesso piano.

Ma chi te cride d’essere… nu ddio?
Ccà dinto, ‘o vvuo capi, ca simmo eguale?
Muorto si’ tu e muorto so’ pur’io;
ognuno comme a ‘nato é tale e quale

Questa visione positiva e consolatoria della poesia di Totò viene completamente distrutta dall’ambientazione di Altered Carbon: le classi più ricche, i Mat (Matusalemme), hanno accesso a talmente tante risorse economiche da potersi permettere corpi infiniti e quindi la possibilità dell’immortalità nel lusso. Questo divario sociale è probabilmente tra i più ampi che possiamo immaginare, e se la tecnologia della Pila Corticale all’inizio della narrazione sembra la soluzione di tanti problemi, man mano che si scoprono le nefandezze dei Mat il senso profondo di ingiustizia inizia a ricoprire tutto. Una distopia, quindi, che con abilità rende necessario immergersi fino in fondo in questa storia, vivendo e morendo insieme ai protagonisti.

Se te lo stai chiedendo, la serie è tratta dal romanzo Bay City di Richard K Morgan. Io l’ho messo in lista da tempo, credo valga la pena leggerlo.

Altered-Carbon-Backpack.gif

 

 

7 risposte a "Altered Carbon (e Totò)"

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  1. Dico io ma la pila corticale potrebbe essere un cervellone elettronico un database di tutti i matti-usalemme ? La livella usata come metafora l hai trovata tu ? Grazie per le tue recensioni anche se non vedro mai queste serie almeno me le hai un po spiegate, ma poi il mondo come lo salviamo…..

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    1. Ciao, grazie di aver fatto un salto da queste parti!

      Immagina che la Pila Corticale sia un dischetto metallico (dal design molto carino) infilato alla base del cranio, all’inizio della colonna vertebrale. Lì vieni memorizzato. Se si rompe, muori davvero. Altrimenti qualcuno potrebbe recuperare la Pila e inserirla in una nuova custodia.

      I Mat-usalemme fanno ancora peggio: un backup via satellite ogni 48 ore, in modo da avere sempre una copia aggiornata. Questi simpatici figuri si possono anche permettere che la loro Pila si rompa, al massimo fanno un recupero dei dati. Naturale che alle persone normali girino un po’ le scatole…

      La poesia della livella francamente mi è venuta in mente così, mentre guardavo la serie.

      Piace a 1 persona

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